Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna in una famiglia numerosa e serena, infatti trascorse un’infanzia felice. Però a soli 12 anni perse il padre, per poi perdere dopo qualche anno anche la madre e tre dei suoi fratelli.

Tutto ciò provoco nel poeta un dolore grandissimo oltre che per la morte, ma proprio come distruzione del nido familiare.

Nonostante le difficoltà economiche terminò il liceo e grazie ad una borsa di studio frequentò l’università di Lettere. Si avvicinò alla politica, precisamente al movimento socialista, ben presto a causa della sua partecipazione a delle manifestazioni fu arrestato, ma ciò lo portò alla depressione.

Insegnò per vari anni prima al liceo, poi all’università di Bologna ereditò nel 1906 la cattedra di Carducci che era stato un suo insegnante.

Grazie ad una certa stabilità economica, acquistò una villa a Castelvecchio dove andò a vivere con la sorella e condusse una vita semplice e appartata tra gli impegni universitari e la lettura.

Morì a Bologna nel 1912.

Le raccolte poetiche più significative di Pascoli sono Myricae, Poemetti, Canti di Castelvecchio. Le sue poesie sono basate sui ricordi . Lui stesso in un saggio intitolato Il fanciullino spiega che ogni poeta è come un fanciullo che guarda le cose con ingenuità rispetto all’adulto sempre impegnato dalla quotidianità.

Molto frequente nelle sue poesie è l’uso dell’onomatopea, cioè quella figura retorica che con specifiche parole riproduce i suoni della natura.

Pascoli si può dire che la poesia la considera un nido, un luogo dove poter ritornare ai ricordi belli e difendersi dai mali che incombono.

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