L’italiano deriva dal latino, cioè la lingua dell’antica civiltà di Roma, però bisogna fare una distinzione tra latino scritto e parlato.

Il primo si è conservato uguale nel tempo ed era la lingua usata dal clero; il latino parlato risentiva delle parlate local ed assunse caratteristiche diverse di zona in zona e veniva chiamato latino volgare.

Finchè Roma fu forte e stabile il latino serviva ad unificare linguisticamente i territori conquistati da Roma. Il latino era un modello di riferimento, veniva insegnato nelle scuole, era la lingua delle leggi, dei poeti. Però, quando inizio il periodo di decadenza dell’impero romano, a causa delle invasioni barbariche, nuovi popoli entrarono nei territori e quindi il latino cominciò a trasformarsi e si formarono nuove lingue dette neolatine o romanze (cioè di origine romana): il francese, il provenzale, lo spagnolo, il portoghese, il catalano, il rumeno, il ladino e ovviamente l‘italiano.

Queste lingue quindi erano considerate volgari perchè nascevano dalla mescolanza del latino ,portato dai romani, con i dialetti locali.

In Italia le prime tracce di documenti scritti in lingua volgare risalgono all’800 d.C., si tratta di un indovinello conservato nella Biblioteca capitolare di Verona. Un altro documento del 960 è stato ritrovato a Capua e si tratta di un documento giudiziario.

Le prime tracce di volgare usato in campo letterario risalgono all’inizio del XIII secolo. Il popolo essendo analfabeta non riusciva a comprendere il latino usato dalla chiesa, quindi rivolgeva le preghiere al signore in modo più semplice, praticamente in volgare: nascono così canti e inni religiosi popolari, le laude.

In questo contesto storico si inserisce Francesco d’Assisi, un frate che viveva in povertà e che fondò un nuovo ordine religioso detto “dei frati minori”, basato sulla predicazione del vangelo.

A lui dobbiamo anche il primo inno in volgare, il Cantico delle Creature.Tale cantico è un inno in onore di Dio e di tutto ciò che ha creato di buono e bello.

In Italia, il latino resistette più a lungo perchè era la lingua della chiesa di Roma. In seguito piano piano nacquero diverse parlate date dalla mescolanza dei vari popoli, si può dire che ogni regione avevo un suo modo di parlare chiamato dialetto. Ovviamente questi dialetti venivano usati solo oralmente perchè scritto si usava sempre il latino.

Tra tutti i dialetti uno di essi si impose sugli altri e si trasformò nella lingua “italiana” scritta : il fiorentino. 

I motivi per cui proprio il fiorentino cominciò ad essere oltre che parlato anche scritto sono vari. Prima di tutto perchè la Toscana geograficamente ha una posizione centrale ed economicamente conobbe un grande sviluppo che la portò ad essere un grande centro ricco e fiorente. Quindi questa centralità la portò a creare una lingua che fosse una via di mezzo tra i vari dialetti del nord e del sud.

L’importanza del volgare è fiorentino è stata amplificata anche grazie al fatto che tre grandi autori toscani, Dante, Petrarca e Boccaccio scrissero in volgare fiorentino e le loro opere furono lette in tutta Italia e divennero un modello per tutti gli scrittori che vennero dopo.

Ovviamente l’italiano di oggi si discosta molto dal volgare fiorentino, infatti, si è arricchito con tanti elementi provenienti da altre parlate.

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