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La caduta dell’Impero Romano d’Occidente

Le invasioni barbariche colpirono quasi esclusivamente l’Impero Romano d’Occidente, giungendo fino al suo cuore: l’Italia e Roma.

  • I primi ad invadere la penisola furono i Visigoti. Nel 410 d.C. occuparono Roma e per tre giorni la sottoposero a un orrendo saccheggio, ricordato come il “sacco” di Roma.
  • Nel 452 fu la volta degli Unni, che sotto il comando di Attila dilagarono nella Pianura Padana mettendo a ferro e a fuoco le città.
  • Roma fu attaccata anche dal mare: i Vandali occuparono i territori imperiali in Africa e di lì, nel 455, con una grossa flotta sbarcarono a Ostia e occuparono Roma, che venne saccheggiata per 15 giorni.
  • Infine nel 476 Odoacre, re degli Eruli, depose dal trono l’ultimo imperatore romano d’occidente, Romolo Augustolo, un ragazzo di appena sedici anni.

Finiva così l’Impero Romano d’Occidente; per l’Italia e gran parte dell’Europa si apriva una nuova epoca storica.

Invece l’impero bizantino durerà altri mille anni.

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I Germani

I confini dell’impero romano coincidevano con i fiumi Reno e Danubio.

Al di là di essi, vivevano numerosi popoli: Sassoni, Franchi, Svevi, Longobardi, Visigoti, Ostrogoti, Vandali….. Appartenevano tutti a una stirpe comune: quella germanica. I Romani chiamavano questi popoli Germani o barbari e li consideravano dei selvaggi.

In realtà i Germani avevano una propria civiltà e cultura.

Vivevano di caccia, allevamento, di agricoltura, anche se piuttosto primitiva, e di guerra: consideravano infatti cosa normale saccheggiare e depredare i nemici. Erano inoltre esperti nella lavorazione dei metalli, con cui fabbricavano armi, gioielli e oggetti ornamentali.

I Germani erano organizzati in villaggi composti da poche capanne di legno con il tetto in paglia.

La società si basava sul clan, formato da gruppi di famiglie. I guerrieri dei clan si riunivano per discutere e approvare le decisioni del re. Questi venivano eletti dai guerrieri. I Germani adoravano il sole, la luna, la terra, gli alberi… Il loro dio della guerra era Odino e urlando il suo nome si gettavano in battaglia.

Le invasioni barbariche

Dal III secolo d.C. le incursioni dei barbari nei territori dell’Impero si fecero più frequenti.

I Germani erano attirati dalle bellezze e ricchezze delle città, dal clima mite delle regioni meridionali, dalla produttività delle campagne. Le invasioni preoccupavano i Romani, ma i due popoli, venendo sempre più spesso a contatto tra loro, impararono a conoscersi e ad accettarsi.

Molti barbari cominciarono ad entrare pacificamente nei territori imperiali, altri vennero arruolati nell’esercito, diventando a volte anche comandanti.

Ma poi avvenne qualcosa che fece precipitare la situazione: dalle steppe dell’Asia giunsero gli Unni, un popolo feroce e bellicoso. I Germani spaventati dagli Unni, cercarono rifugio nell’impero.

Cominciarono così le invasioni barbariche. All’inizio si trattò di vere e proprie migrazioni di popoli. In seguito questi cominciarono a saccheggiare, occupare i territori dell’impero.

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La crisi dell’Impero

A partire dal III secolo a.C. l’impero entrò in un lungo periodo di crisi.

Per governare un territorio così vasto servivano un esercito numeroso e molti funzionari, ed entrambi erano pagati con le tasse dei cittadini. Ma proprio l’aumento continuo delle tasse costrinse moltissimi contadini a vendere la terra ai grandi proprietari. Così molti terreni furono abbandonati, l’agricoltura non fu più in grado di produrre cibo a sufficienza e la popolazione diminuì.

Per difendere l’impero occorreva un esercito potente e perciò i comandanti cominciarono ad arruolare mercenari fra i popoli nomadi che si erano stabiliti lungo i confini, ma non sempre questi mercenari rimanevano fedeli a Roma. L’esercito divenne più debole, anche perchè i comandanti combattevano tra loro per conquistare un potere personale sempre più grande, e queste lotte portarono a devastazione e miseria.

Nel 284 d.C. l’imperatore Diocleziano per poter amministrare un territorio così vasto, decise di affidare il governo a una tetrarchia: due Augusti (imperatori) avrebbero governato uno in Occidente e uno in Oriente, e due Cesari (vice imperatori) avrebbero sostituito gli augusti alla loro morte. La soluzione non funzionò e scatenò rivalità tra i pretendenti alla successione. Le lotte cessarono solo con Costantino, che nel 330 d.C. spostò la capitale dell’impero da Roma a Bisanzio (oggi Istanbul), in Oriente, chiamandola Costantinopoli. A Costantino successe Teodosio, il quale stabilì che alla sua morte, avvenuta ne 395 d.C., l’impero sarebbe stato diviso in due parti:

  • l’Impero romano d’Occidente, con capitale Milano;
  • l’Impero romano d’Oriente, detto “bizantino”, con capitale Costantinopoli.

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Il tempo libero nell’antica Roma

Nell’antica Roma le giornate lavorative terminavano nel primo pomeriggio e il resto della giornata era dedicato alle attività ricreative e alle terme. Le occasioni per divertirsi non mancavano, vi erano infatti circa 180 festività legate a ricorrenze politiche o religiose.

Gli adulti si dedicavano ai giochi ginnici, poichè l’esercizio fisico era considerato importantissimo. Alcune di queste attività venivano svolte nel Campo Marzio, uno spazio pubblico dove si trovavano le palestre (gymnasia) e le terme. Più di tutto i Romani amavano gli spettacoli drammatici e teatro e la corsa delle bighe e delle quadrighe, carri trainati da due o quattro cavalli che disputavano appassionanti gare nel Circo Massimo. Un altro spettacolo che riscuoteva grande successo erano i giochi dei gladiatori nel Colosseo. I gladiatori erano in genere schiavi che si affrontavano in combattimenti all’ultimo sangue o che lottavano contro belve feroci portate a Roma dalla lontana Africa.

Il Colosseo è il più celebre anfiteatro . Deve il suo nome a un’enorme statua di Nerone, chiamata il “Colosso” , che si trovava nelle vicinanze. Poteva ospitare fino a 87 000 spettatori . Sotto il pavimento c’erano le celle dove i gladiatori e gli animali venivano rinchiusi prima dei combattimenti.

I Romani amavano moltissimo anche i giochi d’azzardo, fra i quali prediligevano i dadi, ma poichè questi giochi erano illegali venivano permessi solo durante le feste dei Saturnali, simili al nostro Carnevale, che si celebrava a dicembre.

 

Le terme

Le terme erano grandi bagni pubblici dove tutti , dal povero al potente, potevano recarsi ogni giorno per fare bagni caldi e freddi, ginnastica, sauna e massaggi. Erano tra i principali luoghi di ritrovo e di svago, dove era possibile rilassarsi, incontrare gli amici e addirittura tenere riunioni di affari; spesso vi erano anche delle biblioteche.

I Romani, che avevano una vera passione per le terme, le costruirono ovunque; le più importanti furono quelle volute a Roma dall’imperatore Caracalla nel 212 d.C. Le terme avevano locali separati per uomini e donne, ed erano alimentate dai grandi acquedotti, straordinarie opere d’ingegneria, costruiti per provvedere alle necessità giornaliere degli abitanti di Roma.

Dopo essersi spogliato in una sala apposita, il cliente entrava in un locale caldo e pieno di vapore, il calidarium. Per rinfrescarsi con gradualità passava poi nel tepidarium, dove gli inservienti lo sottoponevano a piacevoli massaggi con l’olio d’oliva. Infine passava nel frigidarium nel quale poteva immergersi in un tonificante bagno freddo. Le terme erano riscaldate con un sistema ingegnoso e funzionale: l’aria era riscaldata in una caldaia sotto il pavimento e poi distribuita nei vari locali, attraverso condutture interne ai muri.

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Le abitazioni romane

La maggior parte dell informazioni che abbiamo sulle case romane provengono da Pompei e da Ostia. Queste due città si sono preservate quasi intatte nei secoli, protette da spessi strati di lava la prima, dal fango la seconda.

La domus

La domus era la casa dei ricchi, quasi sempre a un solo piano, senza finestre aperte sull’esterno. In genere la domus era ampia, anche se destinata a una sola famiglia. Dalla strada attraverso un ingresso si accedeva all’atrium, una grande sala con un’apertura sul tetto dalla quale riceveva aria e luce. In corrispondenza dell’apertura, in basso, c’era l’impluvium, una vasca poco profonda dove si raccoglieva l’acqua piovana. In fondo all’atrio si trovava di solito il tablinum, la stanza in cui si ricevevano gli ospiti; questa era affacciata con un lato sul triclinum, la sala da pranzo, e con un altro sul peristilium, un giardino circondato da un portico a colonne. Vi erano poi le stanze dei servi, il bagno, la cucina e le camere da letto dei proprietari (i cubicoli). Le pareti delle stanze erano spesso affrescate e i pavimenti coperti di mosaici dai colori vivaci; le case dei ricchi avevano acqua corrente in cucina e nei bagni, collegati alle fogne della città.

La villa

I ricchi proprietari terrieri possedevano oltre alla domus di città, una villa di campagna. Essa comprendeva una grande fattoria e, poco distante, la residenza estiva del patrizio.

La fattoria era una vera e propria azienda agricola: aveva due cortili con vasche e tini per abbeverare gli animali, lavare la lana, pigiare l’uva, spremere l’olio dalle olive…. Intorno sorgevano le stanze degli schiavi, la cucina, le stalle e il pollaio. C’erano poi i magazzini dove venivano conservati i raccolti.

La residenza del padrone era simile alla domus, ma più ampia e sontuosa, con grandi porticati per passeggiate a piedi, in lettiga o a cavallo, sale per pranzi al chiuso e all’aperto, una piscina per il nuoto, un bagno completo di calidarium, tepidarium e frigidarium. La villa era circondata da un vasto giardino con fontane e statue.

L’insula

L’insula era un grande edificio con molti piani (anche cinque), suddiviso in piccoli appartamenti, nel quale generalmente viveva in affitto la plebe. Le finestre che si aprivano sulle strade erano prive di vetri e venivano chiuse con delle imposte di legno.

Nell’interno, l’edificio aveva un cortile o un giardino; al piano terra, dove abitavano gli inquilini più benestanti, si trovavano anche varie botteghe. Le condizioni di vita degli abitanti delle insule erano precarie: non avevano gabinetti, acqua corrente e nemmeno camini. Per scaldarsi e cucinare usavano i bracieri, per illuminare le stanze le lanterne, con il rischio di rimanere intossicati dal fumo o di incendiare l’intera insula, costruita principalmente con l’uso del legno.

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L’educazione e la scuola

Nei tempi più antichi l’educazione dei ragazzi avveniva in casa a cura del padre, che insegnava ai figli maschi a leggere, scrivere, fare i conti e faceva loro imparare a memoria le leggi delle XII tavole.

Alla madre spettava l’educazione delle figlie, che dovevano svolgere i lavori domestici e occuparsi della casa.

Alla fine del III secolo d.C. furono organizzate le prime scuole pubbliche. La scuola iniziava a 7 anni. Questo primo livello di scuola aveva una durata di cinque anni e i bambini e le bambine imparavano a leggere, a recitare a memoria, a scrivere e a calcolare.

A 12 anni soltanto i ragazzi che proseguivano gli studi cominciavano lo studio della letteratura sotto la guida di un insegnante greco o egiziano, che si chiamava grammaticus, e dovevano saper leggere, scrivere e tradurre la lingua latina come quella greca.

A 17 anni, chi poteva mandava i propri figli a studiare altre materie all’estero, specialmente in Grecia. Chi voleva intraprendere la carriera politica lo faceva sotto la guida di un retore, che insegnava l’arte del parlare e di scrivere in modo efficace e persuasivo.

Le bambine che andavano a scuola imparavano oltre che a leggere, a scrivere e imparare a memoria anche a danzare e dipingere.

Questo tipo d’istruzione ovviamente era possibile solo per le famiglie ricche.

La scuola era spesso una stanza riparata dalla strada da un semplice telo. I maestri erano pagati dai genitori e la disciplina era severissima. Per imparare a scrivere si usavano delle tavolette coperte di cera sulle quali si incidevano i segni con lo stilo, una cannuccia di ferro appuntita.

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La famiglia nell’antica Roma

La famiglia a Roma era la parte fondamentale della società; essa comprendeva non solo il marito, la moglie e i loro figli, ma anche i familiares, cioè i figli dei figli, i nonni, gli zii e gli schiavi. Il pater familias, il capofamiglia, aveva su tutti un potere illimitato.

La donna

Le donne dovevano ubbidire al padre e, dopo sposate, al marito. Dovevano essere brave mogli e madri, stare in casa a filare e a dirigere il lavoro delle ancelle. Raramente incontravano le amiche e partecipavano alla vita pubblica. Nei periodi della monarchia e della repubblica lo stile di vita delle signore romane (matrone) era semplice e austero, ma con l’impero esse divennero più esigenti nel modo di vestire. Quelle di classe sociale elevata indossavano una lunga tunica sulla quale vestivano la stola (una veste a maniche lunghe). Amavano portare gioielli vistosi, truccarsi il viso, usare profumi e creme ed esibire complicate acconciature realizzate dalle schiave.

Nel corso dei secoli, riuscì , piano piano ad ottenere alcune libertà.

L’uomo

Compito primario per gli uomini fu sempre quello di servire lo stato. Un ricco cittadino romano avrebbe trovato cosa di poco conto dedicarsi a professioni come medico, architetto…; l’unica occupazione ritenuta degna era dedicarsi alla carriera politica. Chi aspirava alle cariche pubbliche aveva davanti a sè un percorso organizzato a tappe: ogni magistratura si poteva esercitare a partire da una certa età e per un certo numero di anni, poi si passava alla successiva. A questo percorso ideale si dava il nome di cursus onorum.

I bambini

Fin dalla nascita i figli maschi ricevono un trattamento speciale dal padre, che oltre al nome dava loro un piccolo portafortuna, la bulla, da portare appeso al collo fino alla maggiore età (17 anni), fin quando non veniva restituita al padre in cambio della toga.

I padri romani erano molto affezionati anche alle figlie femmine, alle quali davano graziosi nomignoli. L’infanzia per le bambine era breve: la maggiore età arrivava a 12 anni, quando potevano sposarsi.

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Il cristianesimo

Al tempo dell’imperatore Augusto, in Palestina, nella provincia romana della Giudea, nacque Gesù.

A trent’anni egli cominciò a predicare, annunciando il vangelo (la buona novella): parlava di amore e perdono, difendeva i poveri, gli umili, gli oppressi dai ricchi e dai potenti e proclamava l’esistenza di un dio creatore e padre di tutti gli uomini

Gesù era seguito da un gran numero di discepoli, che vedevano nelle sue parole una speranza di vita più giusta. I ricchi sacerdoti ebrei, invece, lo consideravano una minaccia al proprio potere e poichè si proclamava figlio di Dio, lo accusarono di bestemmia. Lo denunciarono a Ponzio Pilato sotto l’imperatore Tiberio, nel 33 d.C. fu condannato a morte e crocifisso secondo l’usanza del tempo.

Il messaggio di Gesù era temuto dai sommi sacerdoti perchè in contrasto con la loro religione, per loro infatti era impensabile che Gesù fosse figlio di Dio, anche i Romani, che occupavano la Palestina, non vedevano con favore il sorgere di una nuova religione che poteva portare il popolo alla disubbidienza nei confronti dell’imperatore.

I seguaci di Gesù Cristo (dal greco Christos “unto”, consacrato da Dio) furono detti cristiani.

Dopo la morte di Gesù la buona novella venne annunciata dai discepoli dando vita alla religione cristiana. Il Cristianesimo si diffuse in ampie zone dell’impero e perfino a Roma. La religione cristiana era diversa dalle altre: era monoteista, cioè credeva in un solo Dio e predicava perdono. Contrastava in tutto con i valori della società romana, basata sullo sfuttamento degli schiavi, le guerre, la sacralità del potere imperiale.

Per questi motivi i cristiani furono considerati veri nemici dallo stato e contro di loro furono messe in atto delle vere e proprie persecuzioni. Migliaia di cristiani tra il I e il III secolo d.C. vennero imprigionati e costretti a rinnegare la propria fede o messi a morte.

Le persecuzioni più sanguinose furono quelle ordinate dagli imperatori Nerone nel 64 d.C e Diocleziano nel 303 d.C.

In questi secoli furono moltissimi i martiri, cioè le persone che per non tradire la propria fede arrivarono a sacrificare la vita. I cristiani seppelivano i loro morti nelle catacombe, gallerie sotterranee dove si riunivano per onorarne la memoria e per pregare.

Il cristianesimo continò a diffondersi nell’impero e si affermò anche nelle classi sociali più influenti.

A Milano nel 313 d.C. l’imperatore Costantino emanò un editto, cioè un ordine scritto, con il quale riconosceva ai cristiani la libertà di culto e faceva restituire i beni confiscati durante la persecuzioni di Diocleziano.

Nel 380 d.C. l’imperatore Teodosio proclamò il cristianesimo religione ufficiale dell’impero, vietò ogni rito pagano e fece chiudere i templi, decretando così la fine del paganesimo.

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La religione degli antichi romani

Nel corso del tempo, le credenze religiose dei Romani subirono molti cambiamenti.

Durante la monarchia e nei primi tempi della repubblica, la religione era legata ad elementi naturali: erano considerate divinità le fonti d’acqua, la terra , il bosco, gli alberi, gli animali.

Venivano inoltre adorate alcune divinità familiari: i Lari, cioè gli spiriti degli antenati, e i Penati, protettori della casa e della famiglia. Ogni casa aveva un altare per il culto domestico.

In seguito alle conquiste e ai contatti con altre genti, a Roma si cominciarono a venerare nuovi dei. I Romani, infatti, non imponevano la propria religione alle popolazioni conquistate, anzi spesso accoglievano divinità straniere come proprie. In particolare vennero attratti dalla religione greca e fecero propri, cambiandone semplicemente il nome, tutti gli dei di questa civiltà.

  • Giove corrispondeva a Zeus ed era il padre di tutti gli dei;
  • Giunone corrispondeva ad Hera che era la moglie di Giove e dea dei matrimoni;
  • Marte corrispondeva ad Ares ed era il dio della guerra;
  • Minerva corrispondeva ad Atena ed era la dea della sapienza;
  • Venere corrispondeva ad Afrodite ed era la dea dell’amore;
  • Nettuno corrispondeva a Poseidone ed era il dio del mare;
  • Diana corrispondeva ad Artemide ed era la dea della caccia;
  • Vulcano corrispondeva ad Efesto ed era il dio del fuoco;
  • Mercurio corrispondeva ad Ermes ed era il messaggero degli dei;
  • Apollo mantiene il suo nome ed era il dio del Sole;
  • Giano era un dio tutto romano ed era dio della creazione e delle porte.
  • ….

Anche l’imperatore veniva considerato sacro: in omaggio a Roma e al suo potere, tutti i suoi sudditi dovevano prostrarsi di fronte a lui e venerarlo.

Vedi il Cristianesimo

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Le attività degli antichi romani

L’agricoltura e l’allevamento

L’economia dell’antica Roma fu sempre basata sull’agricoltura e sulla pastorizia. Durante la monarchia e la repubblica le terre erano coltivate da piccoli proprietari e dalle loro famiglie; poi con il passar dei secoli, i poderi più piccoli furono abbandonati perchè gli uomini erano spesso impegnati in guerra, perciò i loro terreni passarono sotto il controllo dei ricchi proprietari terrieri, che facevano lavorare i loro schiavi.

In pianura si coltivavano i cereali e gli ortaggi, lungo gli Appennini la vite e l’olivo; molte terre erano adibite a pascolo.

Si allevavano i buoi per i lavori nei campi, i maiali, le capre e le pecore per la lana e il latte con il quale si facevano i formaggi. Si allevavano anche cavalli usati dall’esercito e nelle corse dei giochi, mentre gli asini erano destinati al trasporto delle merci e al traino dei carri. L’apicoltura era praticata per ottenere il miele e la cera.

Con l’estendersi dei territori conquistati o governati da Roma, divenne sempre più frequente il commercio di prodotti con i popoli che via via entravano a far parte dell’impero. Fu, a un certo punto, più conveniente importare prodotti dell’agricoltura da questi paesi piuttosto che produrli in Italia.

L’artigianato e il commercio

Durante i primi secoli di vita dello stato romano la produzione degli artigiani era modesta e veniva venduta al centro e al sud della penisola italiana. Nel periodo imperiale la produzione artigianale aumentò e le merci italiane furono vendute da un capo all’altro dell’impero.

La maggior parte delle perci viaggiava via mare su grosse navi mercantili, ma lo sviluppo del commercio fu anche favorito dalle strade che confluivano tutte verso il centro dell’impero: Roma.

Le navi usate per i trasporti si chiamavano onerarie. Il loro carico consisteva in oggetti, materie prime e generi alimentari che venivano conservati dentro alle anfore. Una nave oneraria poteva trasportare fino a 10 000 anfore.

Roma divenne il centro degli scambi commerciali.

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