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Adattamento ambientale

 

Gli animali e le piante modificano il loro aspetto e il loro comportamento per sopravvivere e riprodursi nell’ambiente dove vivono. Questa capacità  prende il nome di adattamento.

Si tratta soprattutto di una difesa contro le minacce esterne: i cambiamenti climatici, gli interventi dell’uomo, la scarsità di cibo, l’aumento dei predatori…

L’adattamento riguarda soprattutto la struttura del corpo.

Molti animali come il camaleonte si mimetizzano, cioè assumono colori diversi in modo da confondersi con quelli dell’ambiente che li circonda. Per la stessa ragione l’ermellino in estate ha un mantello color marrone, mentre in inverno diventa bianco per nascondersi meglio nella neve.

Gli uccelli acquatici hanno sviluppato le zampe palmate per muoversi meglio nell’acqua, mentre i rapaci possiedono una vista acuta per individuare dall’alto la preda e le zampe artigliate per afferrarla al volo.

Le foche hanno il corpo ricoperto da uno spesso strato di grasso che riduce la dispersione di calore e le protegge dalle temperature polari.

L’adattamento interessa anche il comportamento. Alcuni animali come la marmotta, all’inizio dell’inverno cadono in letargo, una specie di sonno profondo. Le funzioni vitali (respirare, mangiare…) sono ridotte al minimo per sopravvivere al freddo e alla mancanza di cibo.

Molte specie all’inizio dell’autunno migrano, cioè si spostano in luoghi più caldi e ricchi di cibo per tornare poi in primavera, come le rondini o le anatre.

Vediamo come piante e animali sono riusciti a diffondersi in ambienti dove le condizioni di vita sono sfavorevoli.

   
 

IL DESERTO

I deserti aridi sono ambienti caratterizzati dalla quasi totale assenza di acqua. Le piogge cadono molto raramente e di giorno il paesaggio è esposto agli ardenti raggi del Sole. Di notte la temperatura scende rapidamente anche sotto lo zero.

Quindi le radici del cactus saguaro si sviluppano per decine di metri attorno, per raccogliere in occasione delle rare piogge, la massima quantità d’acqua. Il prezioso liquido viene immagazzinato nel fusto della pianta, che è in grado di dilatarsi.

Il mesquite è alto pochi metri, ma le sue radici arrivano a 30 metri di profondità, per trovare l’acqua di cui la pianta ha bisogno.

La volpe del deserto ha orecchie particolarmente grandi, utili non solo per percepire il minimo rumore prodotto dalle prede, ma anche per disperdere nell’aria il calore accumulato dal corpo.

L’ALTA MONTAGNA

Il principale problema delle piante che vivono negli ambienti montani è impedire il congelamento dei liquidi che scorrono dentro di loro.

La maggior parte delle conifere produce una sostanza, la resina, che impedisce ai liquidi di gelare: in questo modo le foglie aghiformi possono continuare a svolgere la fotosintesi anche al freddo.

Molti alberi in autunno perdono le foglie: così la fotosintesi si interrompe e nei vasi non scorrono più liquidi.

LE REGIONI POLARI

Nelle regioni polari, le condizioni climatiche sono proibitive per le piante, qui vivono però alcuni animali.

Le penne del pinguino imperatore ricoprono tutto il corpo e hanno le punte rivolte verso l’interno, per non lasciare nemmeno uno spiraglio. La loro copertura è così efficiente che, quando c’è il sole, i pinguini devono tenere le ali staccate dal corpo per rinfrescarsi all’aria.

La folta pelliccia e lo spesso strato corporeo dell’orso bianco riducono al minimo la dispersione del calore.

 

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