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Tag Archives: programma geografia prima media

Le alluvioni

Le alluvioni ossia le inondazioni dovute allo straripamento dei fiumi o a piogge molto violente, avvengono spesso anche in Europa. Ogni anno se ne verificano decine di grandi proporzioni, che provocano vittime e danni.

Le alluvioni costituiscono un fenomeno naturale, che viene però reso più frequente e distruttivo dal fatto che le attività umane hanno modificato e continuano a modificare l’ambiente naturale.

A causa del cambiamento climatico, le piogge sono divenute più intense in alcune zone d’Europa. Ciò significa che in poco tempo cade sulla terra una quantità maggiore di acqua.

Questa massa d’acqua scende a valle più velocemente nelle zone in cui il disboscamento ha eliminato le barriere vegetali naturali in grado di rallentare il flusso delle acque.

Contemporaneamente la cementificazione del territorio ha diminuito la capacità del suolo di trattenere le acque e rallentare la corsa verso i fiumi.

A causa di tali trasformazioni del territorio, quando si verificano forti precipitazioni l’acqua scende a valle velocemente provocando improvvise piene.

La situazione è aggravata dal fatto che gli alvei dei torrenti e dei fiumi sono stati modificati dall’uomo, quindi ricevono più acqua di quanto sono in grado di trasportare.

Particolarmente distruttive sono le alluvioni lampo provocate da improvvise precipitazioni violente dove in un’ora si può accumulare la pioggia che normalmente cade in tre mesi.Ciò provoca conseguenze devastanti.

Per rendere meno frequenti e distruttive le alluvioni è necessario avere maggiore cura del territorio: piantare alberi, limitare la cementificazione, riportare gli alvei dei fiumi alle loro condizioni originali.

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L’inquinamento atmosferico

L’atmosfera viene sempre più inquinata dalle attività umane. Le principali cause d’inquinamento sono le emissioni delle industrie, che usano come combustibile petrolio, carbone e gas naturale, e quelle degli autoveicoli, delle navi e degli aerei che usano carburanti derivati dal petrolio.

Nella seconda metà del Novecento, l’Europa è stata pesantemente colpita dal fenomeno delle piogge acide, il cui principale inquinante è l’acido solforico, che viene immesso nell’atmosfera dalle industrie e dagli autoveicoli.

Le piogge acide hanno danneggiato oltre un terzo delle foreste europee e hanno provocato la riduzione o la scomparsa di molte specie animali e vegetali, hanno anche danneggiato molti monumenti.

Un’altra conseguenza delle emissioni d’industrie, impianti di riscaldamento e autoveicoli è l’inquinamento dell’aria, soprattutto nelle città. Le emissioni generano, tra l’altro smog invernale (insieme di nebbia e fumo) e smog fotochimico, provocato da un insieme di gas che in estate reagiscono con l’aria alla presenza della luce solare. Queste e altre forme d’inquinamento provocano difficoltà respiratorie.

Nell’Unione europea grazie all’uso di sistemi di depurazione, le emissioni di gas che provocano le piogge acide sono quasi dimezzate, lo smog invernale è stato fortemente ridotto, ma non lo smog fotochimico.

Il traffico contribuisce a inquinare l’aria delle città in diversi modi. Le emissioni di autoveicoli e motoveicoli , pur essendo oggi meno inquinanti, contengono ancora sostanze molto pericolose. come il benzene.

Pericolosi per la salute e l’ambiente sono anche il biossido di azoto e altri gas contenuti nelle emissioni di auto e motoveicoli. Si aggiungono a questi inquinanti le polveri sottili che oggi costituiscono la principale minaccia per la salute degli abitanti delle città.

Le polveri sottili sono minuscole particelle sospese nell’aria, non visibili all’occhio umano, tali particelle contengono migliaia di sostanze chimiche.

Per ridurre in maniera decisiva l’inquinamento da traffico e le sue conseguenze per la salute e per l’ambiente, non è sufficiente utilizzare motori e carburanti meno inquinanti, ma occorre ridurre il numero di veicoli in circolazione utilizzando di più i mezzi pubblici e le biciclette.

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La degradazione del suolo

Il suolo è lo strato di detriti organici e inorganici che ricopre la superficie terrestre: se non vi fosse, non vi sarebbe vegetazione nè possibilità di produrre cibo con l’agricoltura. Eppure anche in Europa esso è sempre più degradato dalle attività umane.

Ciò che danneggia maggiormente il suolo europeo è l’erosione, ossia l’asportazione delle parti superficiali del terreno dovuta all’azione dell’acqua e in minor misura del vento.

Gli effetti dell’erosione sono amplificati dalle attività umane. Per esempio la deforestazione, lo sfruttamento eccessivo dei pascoli, l’aratura profonda ecc.

Si calcola che circa un terzo della superficie europea sia soggetto a erosione idrica.Le zone  in cui essa è maggiore sono le più esposte a frane e alluvioni.

Particolarmente esposta all’erosione idrica è l’area mediterranea, a causa delle condizioni climatiche caratterizzate da periodi di siccità seguiti da forti piogge.

Per effetto della perdita di suolo fertile sono a rischio di desertificazione, ossia non più adatte alla crescita di vegetazione, alcune zone della Spagna.

Altri danni al suolo vengono provocati dalla impermeabilizzazione del suolo, ossia dal suo rivestimento con cemento e asfalto per costruire edifici e strade: ciò impedisce all’acqua piovana di penetrarvi, peggiorando la qualità del terreno anche nell’area circostante.

Il suolo è anche colpito da altre forme di degradazione che ne peggiorano la qualità. Le piogge acide, che contengono zolfo, provocano l’acidificazione del suolo.

Un altro fenomeno è quello della salinizzazione, che si verifica nei climi caldi, quando nei terreni l’acqua di superficie evapora rapidamente lasciando nel suolo il suo contenuto di sale.

Particolarmente dannosa è la contaminazione chimica del suolo con sostanze contenute nelle acque reflue industriali e agricole.

Infine un’altra causa della contaminazione del suolo è l’interramento in discarica dei rifiuti.

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Il danneggiamento delle foreste

L’Europa possiede un’area forestale molto estesa. La percentuale di territorio coperta da alberi varia da paese a paese. Le foreste europee però sono danneggiate dall’inquinamento atmosferico e dagli incendi.

L’area forestale quindi è distribuita in modo non uniforme, poichè vi sono zone che continuano a essere distrutte per ricavare legname, aprire strade e far posto a nuovi insediamenti.

Negli ultimi decenni l’area forestale dell’Europa è aumentata perchè sono stati piantati o sono cresciuti naturalmente più alberi di quanti siano stati tagliati.

Mentre l’estensione delle foreste europee sta aumentando, il loro stato di salute, anche se sta migliorando rispetto al passato, continua ad essere precario. Si stima che sia danneggiato un albero su cinque.

Le foreste vengono danneggiate in particolare dall’inquinamento atmosferico, che causa le piogge acide: esse provocano un peggioramento della qualità del suolo che, impoverendosi non riesce più a fornire le sostanze nutritive necessarie agli alberi.

Il fenomeno noto come “morte delle foreste”, si manifesta con tre sintomi:

  • lo scolorimento e la caduta delle foglie,
  • danni gravi alle radici più sottili,
  • difficoltà di crescita.

Altri danni alle foreste vengono provocati dai cambiamenti climatici.

I maggiori pericoli per le foreste sono gli incendi. Essi distruggono in media 5000 km² di bosco ogni anno. Le zone più in pericolo si trovano nell’Europa meridionale, dove il clima più secco li favorisce.

Gli incendi boschivi sono quasi sempre dovuti a comportamenti irresponsabili o addirittura ad atti intenzionali.

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Programma geografia prima media

La geografia

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I dati e i grafici in geografia

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L’Europa

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Le pianure d’Europa

Le pianure italiane

Le attività in pianura

Il danneggiamento delle foreste

La degradazione del suolo

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I mari e le coste

I mari e le coste d’Europa

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I mari e le coste d’Italia

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I fiumi europei

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I laghi

I laghi d’Europa

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Il clima in Europa

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Istruzione, salute e lingue in Europa

Le religioni in Europa e in Italia

L’economia e il lavoro

Le materie prime e le fonti d’energia

Agricoltura e allevamento in Europa

Agricoltura e allevamento in Italia

L’industria in Europa

Il settore terziario

L’inquinamento atmosferico

LE REGIONI D’ITALIA

Valle d’Aosta

Piemonte

Lombardia

Trentino-Alto Adige

Veneto

Friuli-Venezia Giulia

Emilia Romagna

Liguria

Toscana

Marche

Umbria

Lazio

Abruzzo

Molise

Campania

Puglia

Basilicata

Calabria

Sicilia

Sardegna

Il settore terziario

Il settore terziario raccoglie numerose attività di servizio, molto diversificate. Fanno parte del terziario i seguenti servizi.

  • I servizi finanziari: le attività creditizie e assicurative.
  • I trasporti: autostradali, ferroviari…
  • Le telecomunicazioni: la telefonia fissa e mobile, internet.
  • Il commercio: la grande distribuzione come i centri commerciali, al piccolo commercio come i negozi.
  • La pubblica amministrazione.
  • I servizi sociali: istruzione, sanità…
  • I servizi ricreativi: ristorazione, teatro, turismo…
  • I servizi specializzati per le imprese: ricerca scientifica, pubblicità…

In quasi tutti i paesi europei il terziario è il settore che dà maggior contributo al Pil. Questo anche perchè, la crescita dell’informatica e delle telecomunicazioni ha permesso al denaro (i capitali) di muoversi in tempo reale in tutto il mondo.

L’aumento maggiore di lavoratori del terziario si registra nella pubblica amministrazione.

In Italia il terziario rappresenta il settore trainante dell’economia. Oltre il 67% della forza lavoro è impegnata in questo settore.

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L’industria in Europa e in Italia

La siderurgia e la metallurgia

L’Europa ha un importante peso nella produzione industriale mondiale. L’area più sviluppata industrialmente è quella centro-occidentale. Paesi europei quali Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Federazione Russa si trovano tra i primi dieci posti della classifica produttiva.

I settori siderurgico e metallurgico sono la base dell’industria europea. Rispetto al passato, però si sono ridotti e hanno perso manodopera.

La Germania ha ancora impianti siderurgici di grandi dimensioni. La Federazione Russa è il maggior produttore europeo di acciaio.

L’industria automobilistica

E’ soprattutto l’industria automobilistica a raggiungere, a livello mondiale, posizioni da primato: l’Europa è ai primi posti per numero di auto prodotte. La produzione è concentrata in Germania, Francia e Italia.

Altri settori

Di grande tradizione sono anche il settore tessile e alimentare. In particolare Italia e Germania sono tra i maggiori esportatori mondiali di produzioni tessili e di abbigliamento. Di grande rilievo anche l’industria chimica e farmaceutica.

Settori in grande sviluppo, ma ancora in ritardo rispetto a Stati Uniti e Giappone, sono quelli dell’elettronica, dell’informatica e delle telecomunicazioni.

L’industria in Italia

L’Italia è tra i primi Stati al mondo per produzione industriale. I settori forti sono quello metalmeccanico e quello elettrico (Enel). La più grande impresa del settore metalmeccanico è la Fiat.

Il settore siderurgico ha attraversato un periodi di profonda crisi.

L’Italia è tradizionalmente specializzata nei settori tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e del legno-arredamento.

L’industria alimentare ha subito un forte processo di concentrazione: le grandi aziende prevalgono sulle piccole e medie.

In Italia il territorio compreso tra Milano, Torino e Genova (detto triangolo industriale) è da sempre l’area più industrializzata d’Italia e conserva ancora una posizione dominante.

Dagli anni settanta del Novecento è in grande crescita anche il Nord -Est (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige).

Numerosi distretti industriali si sono sviluppati anche nell’Italia centrale per la produzione di ceramiche, tessuti, mobili…)

Nel sud prevalgono piccole imprese che operano nel tessile e nel legno.

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Agricoltura e allevamento in Italia

L’agricoltura italiana è molto avanzata. Impegna solo il 3,5% degli occupati, ma è molto produttiva. Ha un elevato grado di meccanizzazione e una produzione molto varia.

L’Italia è tra i primi produttori al mondo di molti prodotti agricoli. Punto di forza è la frutta, legumi e ortaggi freschi. E’ al secondo posto per la produzione di olio d’oliva e di vino. Altre produzioni importanti sono il tabacco e gli agrumi.

Le zone settentrionali sono state le prime a sviluppare un’agricoltura moderna. La Pianura Padana è l’area più favorevole alla coltivazione: ha infatti un clima temperato, è ricca di acque e di terreni fertili.

La pianura Padana centro-occidentale è specializzata nella coltivazione del riso, foraggio e mais. La parte orientale, oltre al foraggio e ai cereali, presenta altre specializzazioni come frutta e ortaggi.

In Emilia-Romagna e in Veneto è diffusa la coltivazione della barbabietola da zucchero.

Alcune aree collinari dell’Italia settentrionale si sono specializzate nella viticoltura.

Sviluppato è l’allevamento bovino e suino.

Nell’Italia centrale e meridionale, invece, la modernizzazione è stata più lenta.

Nell’Italia centrale il vigneto domina i paesaggi della Toscana, del Lazio e delle Marche; la coltivazione del tabacco è presente in Umbria e Toscana. Diffusa anche la coltivazione di cereali. Nelle aziende del sud si hanno colture orticole (pomodori, carciofi, melanzane….), l’ulivo e la produzione di frutta , in particolare gli agrumi in Sicilia.

In Puglia e in Sicilia ci sono importanti vigneti.

Sviluppato è l’allevamento ovino e caprino.

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Agricoltura e allevamento in Europa

L’ambiente europeo risulta favorevole alle attività agricole.

Le uniche aree a scarso sviluppo agricolo sono quelle con clima più rigido: Islanda, regioni scandinave e l’area settentrionale della Federazione Russa.

La produzione agricola europea è molto specializzata. Infatti, l’agricoltura europea è una delle più produttive del mondo. L’europa produce più di un terzo della produzione mondiale di cereali, in particolare frumento, orzo, avena e segale.

Tra le piante industriali ricordiamo la barbabietola, da cui si ricava lo zucchero.

La vite è diffusa sulle colline francesi, nelle regioni tedesche del Reno, in Europa Orientale.

Nell’area mediterranea è molto diffusa anche la coltivazione dell’ulivo.

L’allevamento e la pesca

L’allevamento è diffuso un po’ ovunque, ma soprattutto nell’area atlantica (bovini e ovini) e in Europa orientale (bovini). L’allevamento suino è molto praticato in Germania, Spagna, Polonia, Federazione Russa e Francia.

Per quanto riguarda la pesca, i grandi Paesi produttori sono quelli settentrionali. Come quantità di pescato, il primo Paese europeo è la Federazione Russa, seguito dalla Norvegia e dall’Islanda.

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Le materie prime e le fonti d’energia

Le risorse naturali vengono classificate in tre gruppi: risorse metallifere (rame, zinco, piombo…); risorse energetiche (petrolio, carbone e gas naturali; energie alternative…); risorse non metallifere e rocce industriali (materiali da costruzione, acqua e suoli).

Le fonti di energia non rinnovabili

Le fonti energetiche si dividono in fonti non rinnovabili, destinate prima o poi ad esaurirsi, e fonti rinnovabili, che non si esauriscono.

Tra le fonti di energia non rinnovabili, le più utilizzate sono i combustibili fossili. Si tratta di sostanze che si sono formate nel corso di milioni di anni dalla decomposizione dei resti di animali e di vegetali.

Si trovano in grandi giacimenti sotterranei. I combustibili fossili forniscono i tre quarti dell’energia prodotta nel mondo e sono il petrolio, il gas naturale e il carbone.

Dal petrolio si ricava in forma liquida la benzina, il gasolio e il cherosene; in forma solida troviamo i bitumi, usati come asfalto. Da questi derivati si producono le plastiche, le gomme, insetticidi ecc.

L’uso di queste fonti presenta alcuni problemi: la loro disponibilità non è infinita, e dalla loro combustione si producono e propagano nell’aria anidride carbonica e altre sostanze tossiche.

L’energia nucleare

Un’altra fonte di energia non rinnovabile è l‘uranio. L’energia nucleare ricavata dalla rottura del nucleo di un atomo di uranio (fissione nucleare) è prodotta in centrali atomiche.

L’Italia ha rinunciato allo sfruttamento dell’energia nucleare. Essa infatti presenta due grossi problemi; lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, che sono molto pericolosi, e i gravi incidenti che possono avvenire.

Le fonti di energia rinnovabile

Fonti rinnovabili di energia sono la luce del Sole (da cui si ottiene l‘energia solare), il vento (energia eolica), il calore interno della Terra (energie geotermica), le onde marine (energia marina), e la caduta delle acque (energia idroelettrica). Tali fonti di energia rinnovabili sono dette anche energie pulite perchè non inquinano.

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