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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna in una famiglia numerosa e serena, infatti trascorse un’infanzia felice. Però a soli 12 anni perse il padre, per poi perdere dopo qualche anno anche la madre e tre dei suoi fratelli.

Tutto ciò provoco nel poeta un dolore grandissimo oltre che per la morte, ma proprio come distruzione del nido familiare.

Nonostante le difficoltà economiche terminò il liceo e grazie ad una borsa di studio frequentò l’università di Lettere. Si avvicinò alla politica, precisamente al movimento socialista, ben presto a causa della sua partecipazione a delle manifestazioni fu arrestato, ma ciò lo portò alla depressione.

Insegnò per vari anni prima al liceo, poi all’università di Bologna ereditò nel 1906 la cattedra di Carducci che era stato un suo insegnante.

Grazie ad una certa stabilità economica, acquistò una villa a Castelvecchio dove andò a vivere con la sorella e condusse una vita semplice e appartata tra gli impegni universitari e la lettura.

Morì a Bologna nel 1912.

Le raccolte poetiche più significative di Pascoli sono Myricae, Poemetti, Canti di Castelvecchio. Le sue poesie sono basate sui ricordi . Lui stesso in un saggio intitolato Il fanciullino spiega che ogni poeta è come un fanciullo che guarda le cose con ingenuità rispetto all’adulto sempre impegnato dalla quotidianità.

Molto frequente nelle sue poesie è l’uso dell’onomatopea, cioè quella figura retorica che con specifiche parole riproduce i suoni della natura.

Pascoli si può dire che la poesia la considera un nido, un luogo dove poter ritornare ai ricordi belli e difendersi dai mali che incombono.

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Gabriele d’Annunzio

Gabriele D’Annunzio nacque nel 1863 a Pescara da una famiglia agiata. Frequentò il liceo classico e poi la facoltà di Lettere a Roma. Gli studi universitari non furono terminati dallo scrittore, ma cominciò a frequentare i salotti dell’alta società, ricchi d’intellettuali.

Ebbe cinque figli nati dalle varie relazioni . Intensa fu quella con l’attrice Eleonora Duse, con la quale condusse una vita sfrenata e lussuosa.

Partecipò attivamente alla vita politica italiana e venne eletto deputato per la Destra. Dopo la Prima guerra mondiale partecipò all’organizzazione della spedizione prima a Pola , poi a Fiume, città  che volevano che fossero riannesse all’Italia avendo una grande prevalenza di italiani.

Poi nel 1924 si trasferì in una villa sul lago di Garda, trasformando essa in un museo, chiamato “Il Vittoriale”, dove erano esposti tutti i cimeli della sua vita, che alla sua morte donò allo Stato. Morì nel 1938.

Scrisse moltissime opere che lo resero famoso sia in Italia che all’estero. I suoi romanzi più celebri sono Il piacere, L’innocente e Il Fuoco.

Tutti i personaggi raccontati da D’Annunzio vivono sopra le righe, si considerano al di sopra degli altri. Proprio questa è l’idea del superuomo, un uomo eccezionale, e lo stesso autore cercò di vivere una vita come i suoi personaggi, conducendo una vita sregolata e facendo imprese eroiche.

Nelle opere poetiche trovò ispirazione dalla lirica tradizionale, ma nello stesso tempo le rese anche molto originali. La sua poesia più originale fu Laudi.

Il tema principale delle sue poesie era la ricerca della bellezza, ma soprattutto voleva dare voce al mondo attraverso uno stretto legame, quasi una personificazione tra uomo e natura.

D’Annunzio scrisse anche alcune opere teatrali coma la Figlia di Iorio e La nave.

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Il primo Novecento

La prima parte del Novecento fu caratterizzata dallo scoppio della Prima guerra mondiale, che come conseguenza portò a una grave crisi economica e politica in tutta Europa.

In queste circostanze molti scrittori scelsero la letteratura come strumento per riflettere anche su se stessi, quindi cercavano risposte nel profondo del proprio animo visto che il mondo esterno non dava risposte.

In questo clima furono scritti romanzi come La coscienza di Zeno di Italo Svevo, Il fu Mattia Pascal di Pirandello ed altre opere.

Questi autori furono influenzati anche da Sigmund Freud, il quale fece molte scoperte nel campo della psicanalisi. Quindi questi autori crearono dei personaggi che facevano un viaggio nel proprio mondo interiore.

Nel campo della poesia gli autori rifiutano la tradizione e cercano forme nuove, infatti, il secolo si apre con il movimento dei Crepuscolari( poeti la cui poesia non è solare e luminosa ma malinconica) e con il movimento dell’Avanguardia del Futurismo ( un movimento non solo poetico, con tendenze innovative).

Il massimo esponente del futurismo fu Tommaso Marinetti. I futuristi esaltarono la guerra e l’interventismo, credettero nel progresso che poteva risolvere i problemi dei paesi. Quindi cercavano a qualunque costo tutto ciò che era nuovo e anticonformista e diverso. I Futuristi rinunciarono alle forme metriche tradizionali e utilizzarono le parole in libertà.

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Italo Svevo

Italo Svevo , pseudonimo di Ettore Schmitz, nacque nel 1861 a Trieste da un’agiata famiglia, il cui padre faceva il commerciante.Fu iniziato agli studi tecnici per volontà del padre, ma la sua vocazione letteraria era fortissima, infatti lesse moltissimi autori come Schopenhauer, Flaubert, Maupassant, Zola, Tolstoj, Boccaccio, Machiavelli ed altri.

La passione per la letteratura lo portò alla pubblicazione del primo libro Una vita e dopo un po’ il suo secondo libro Senilità. Entrambe i libri non ebbero successo, infatti lo scrittore risentì di questo flop e decise di abbandonare la letteratura per dedicarsi alle attività economiche. Decise di migliorare il suo inglese, e proprio questo, lo portò a stringere amicizia con James Joyce , in quanto l’autore irlandese insegnava inglese nella scuola triestina dove si era recato Calvino.

Spinto da Joyce compose nel 1923 La coscienza di Zeno, opera che grazie all’amico, a cui era piaciuta tanto, fece conoscere ad alcuni importanti critici francesi.

Quest’opera sul tema dell’inetto, cioè dell’individuo incapace di affrontare le normali esperienze della vita, come il matrimonio e il lavoro. Questa è un po’ il disagio in cui viveva la borghesia europea tra l’Ottocento e Novecento.

In Italia, invece, potè contare sull’amicizia di un giovane Eugenio Montale.

Così Italo Calvino potè godere di una certa fama sia in Italia che all’estero.

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Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nacque ad Agrigento nel 1867 da un’agiata famiglia che si era trasferita in Sicilia per sfruttare alcune solfare che gli procurano molto denaro. Ricevette una prima istruzione in casa, poi vista la sua propensione verso le materie umanistiche frequentò il liceo a Roma essendosi trasferito con la famiglia. In seguito frequentò l’Università prima a Roma, poi in Germania dove si laureò nel 1897.

Tornato a Roma collaborò con alcune riviste e nel 1894 si sposò con la figlia del socio del padre. Fu poi per molti anni professore all’Università di Roma.

Purtroppo nel 1903 la vita dello scrittore e della sua famiglia a causa di problemi economici dovuti all’allagamento di una solfara sia della sua famiglia che della moglie. Da quel momento in  poi Pirandello intensificò il suo lavoro come collaboratore e cominciò a farsi pagare visto che prima lo faceva spesso gratuitamente. Purtroppo oltre a questo problema si aggiunse la malattia mentale della moglie che in seguito verrà chiusa in un manicomio.

Dal 1910 grazie a delle opportunità riuscì ad intraprendere attività teatrali che pian piano assorbirono tutto il suo tempo.

Nel 1924 , ormai abbastanza famoso, si iscrisse al partito fascista, più per interessi che per ideali, ma ben presto il regime lo allontanò a causa della sua mentalità per loro troppo innovatrice.

Nel 1929 ricevette il titolo di Accademico d’Italia e nel 1934 il premio Nobel per la Letteratura.

Morì nel 1936, a Roma mentre assisteva alle riprese del film tratto dal suo romanzo Il fu Mattia Pascal.

Pirandello viene considerato un autore del Decadentismo europeo. Egli insieme a Italo Calvino fu conosciuto in tutta Europa e si può dire che introdusse elementi nuovi al teatro come il gusto per l’ironia, l’uso di umorismo amaro ecc.

Secondo Pirandello nulla è come sembra, infatti, secondo lui ognuno di noi a volte è costretto a portare una maschera che lo rende meno autentico, cioè egli si adegua a quello che vuole la società , ma ciò porta a delle conseguenze interiori molto gravi.

Inoltre, secondo l’autore non esiste una verità assoluta, ma ogni individuo è portatore della sua verità.

Scrisse tantissimi racconti, molti dei quali sono racchiusi in una raccolta chiamata Novelle per un anno. I suoi romanzi più famosi sono Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno, centomila.

Le sue opere teatrali ancora oggi sono rappresentate in tutto il mondo, esse sono: Pensaci Giacomino, Liolà, Così è (se vi pare), Sei personaggi in cerca d’autore ed Enrico IV. Tutte rappresentazioni che ebbero un successo internazionale.

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Il secondo Novecento

Il secondo Novecento è quel periodo storico successivo alla Seconda guerra mondiale dove si contrappongono due grandi potenze quella americana caratterizzata da una politica capitalista e quella sovietica caratterizzata da una politica comunista. Si crearono due blocchi contrapposti: il mondo occidentale sotto l’influsso degli stati uniti e quello orientale sotto l’influsso dell’URSS. In quegli anni si parlò di guerra fredda, le due potenze erano in una guerra continua, ma fortunatamente senza armi. Solo verso la fine degli anni Settanta la situazione si calmò, la conferma la si ebbe con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 (città simbolo della divisione tra capitalismo e comunismo).

Negli anni Ottanta, inoltre, si è in un periodo di grossi cambiamenti in campo tecnologico e nelle telecomunicazioni, per poi arrivare alla fine del Novecento alla totale globalizzazione con tutti gli effetti positivi e negativi che essa comporta.

Inoltre, sempre presenti, anzi anche più forti le questioni politiche del Medio- Oriente. Si vede lo svilupparsi anche del fondamentalismo islamico .

Dal punto di vista letterario la corrente letteraria di questo periodo si chiama Neorealismo. Tale termine all’inizio era riferito a una corrente cinematografica, ma poi si estese a tutta la cultura italiana del dopoguerra dalla pittura, l’architettura, alla letteratura.

Si chiamava nuovo perchè si rifaceva a una forma di realismo degli anni Trenta, ma soprattutto si parlava di realismo perchè gli argomenti trattati erano l’antifascismo, la Resistenza, le lotte contadine e letterarie ecc.

Gli autori più famosi di questa corrente che si dedicarono soprattutto al racconto e al romanzo furono Carlo Levi, Vasco Pratolini, Primo Levi, Beppe Fenoglio ed altri.

Ovviamente dopo gli anni Sessanta poichè temi come la resistenza e l’antifascismo erano un po’ più lontani, gli scrittori ricominciano a dedicarsi a temi più soggettivi quindi non possono essere inseriti a una corrente ben precisa.

Nel Novecento i singoli poeti non possono essere inquadrati in un preciso schema, ma si possono riconoscere due tendenze particolari. La prima che viene chiamata Ermetismo nasce in Italia tra il 1930 e 1940. Questi poeti ricercano il valore simbolico delle parole, si rifanno ai testi magici dell’antichità. Tali poeti ricercano una poesia pura, fatta di parole scelte per esprimere immagini. Il più famoso dei poeti ermetici fu Salvatore Quasimodo. Altri poeti in cui nelle loro poesie si ritrovano elementi ermetici sono Alfonso Gatto, Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale.

La seconda tendenza è quella di una poesia legata alla quotidianità, ai ricordi, ai sentimenti ecc. Il maggiore esponente fu Umberto Saba ma anche in alcune opere di Eugenio Montale si può notare questa tendenza.

Dagli anni Cinquanta in poi molti poeti hanno sentito forte l’influsso dei dialetti come Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia ed altri.

Inoltre, la lingua italiana si è arricchita di termini stranieri.

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Alberto Moravia

Alberto Moravia, pseudonimo di Pincherle, nacque a Roma nel 1907 da un’agiata famiglia borghese. Scelse il cognome Moravia che era quello della nonna paterna.

Da giovanissimo si ammalò di tubercolosi ossea, malattia che gli portò forti dolori. Durante gli anni che fu curato non potè frequentare regolarmente la scuola ma si dedicò avendo molto tempo a disposizione della lettura di classici dell’Ottocento e del primo Novecento. Guarì ma rimase lievemente zoppo.

Esordì nel modo della letteratura giovanissimo, infatti il suo primo romanzo Gli indifferenti fu pubblicato nel 1929. Il romanzo presenta la società borghese del primo decennio fascista come vuota, passiva difronte alla politica. Il libro essendo considerato ostile al regime fascista fu censurato.

Questo lo portò ad odiare ancora di più il fascismo che cominciò a viaggiare e a scrivere per molti giornali. Poichè il regime glielo vietava cominciò a scrivere con uno pseudonimo.

Nel 1941 sposò Elsa Morante con la quale visse per molto tempo a Capri dove scrisse il romanzo Agostino. Ritornato a Roma scrisse un altro capolavoro La ciociara da cui verrà tratto lo splendido film di Vittorio De Sica.

Nel dopoguerra iniziò la sua fortuna in campo cinematografico e in campo letterario.Pubblicò La romana e Il conformista. Molte delle sue opere furono tradotte anche all’estero, inoltre molti suoi romanzi divennero dei film fra cui La provinciale, La romana, Agostino e la perdita dell’innocenza ecc.

Nel 1954 pubblicò una raccolta chiamata I racconti umani e in seguito compose anche I nuovi racconti umani. In queste opere non critica la società borghese, non mette in risalto la psicologia umana ma il suo tema centrale sono gli ambienti popolari, la cui ignoranza rende difficile i rapporti umani. Questi racconti sono narrati in prima persona e l’autore usa un linguaggio semplice e ricco di espressioni dialettali.

Nel 1960 pubblica La noia, vincitore del Premio Viareggio, Boh e la Vita interiore.

Lasciato ormai da molto tempo con Elsa Morante, negli anni ottanta venne eletto deputato, ma soprattutto fece molto scalpore il suo matrimonio con una donna molto più giovane di lui.

Le sue pubblicazioni furono tantissime, l’ultima fu Racconti dispersi pubblicati dopo la sua morte.

Moravia morì a Roma nel 1990.

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Cesare Pavese

Cesare Pavese nacque a Santo Stefano Belbo nel 1908. Qui vi passò le estati della sua adolescenza  che vengono ricordate in molti suoi romanzi.

Viveva a Torino dove si laureò in Lettere con una tesi in letteratura americana che era la sua passione.Infatti è stato proprio Pavese a tradurre molti autori americani di quell’epoca come Moby Dick di H. Melville.

Collaborò con una rivista antifascista, ma ciò lo portò ad essere confinato per un anno in Calabria, qui cominciò a scrivere un diario che poi continuò a riempirlo per tutta la vita; è stato pubblicato dopo la sua morte con il nome Il mestiere di vivere.

Continuò a collaborare con la casa editrice Einaudi ma in contemporanea pubblicò una raccolta di poesie Lavorare stanca. Successivamente pubblica il romanzo Paesi tuoi, ambientato nel mondo contadino piemontese ed ispirato alla letteratura americana.

La Seconda guerra mondiale gli provocò una grande crisi dovuta al suo spirito antifascista, ma nello stesso tempo alla sua incapacità di partecipare attivamente alla guerra tra la Resistenza.

In seguito si iscrisse al Partito Comunista insieme ad altri intellettuali con lo scopo di diffondere uno spirito più progressista ed impegnato. Nonostante tutto il pessimismo e la tendenza alla depressione non lo abbandonarono mai, fino a quando nel 1950 decise di suicidarsi.

Fino a quel momento aveva scritto anche Dialoghi con Leucò, Il compagno, La casa in collina, Tre donne sole e l’ultimo romanzo scritto due mesi prima della sua morte e pubblicato quando Pavese era ancora in vita fu La luna e i falò. Questo libro è una sorta di testamento spirituale in cui l’autore sintetizza la sua visione del mondo.

Nei suoi componimenti uno degli elementi centrali è il mito , che lo stesso autore considera come qualcosa d’inafferrabile, di irrazionale. Secondo lui il mito sono le proprie radici cioè le colline dove era nato. Il compito dello scrittore è quello di recuperare i miti del passato che condizionano il presente.

I temi che vengono trattati invece sono il ricordo delle origini, cioè i luoghi dove ha vissuto la sua felice adolescenza, in contrapposizione con la vita di città; il difficile rapporto che aveva con le donne. Alla fine qualunque tema l’autore abbia trattato si evince la sua solitudine, il suo senso d’inadeguatezza alla vita.

Lo stile usato da Pavese sembra povero, quotidiano, mentre invece lo scrittore fu un attento ricercatore di forme ed espressioni simboliche. I suoi scritti sono chiari ma ricchi di simmetrie, di pause per dare armonia, quindi, tutti i suoi lavori sono attentamente valutati.

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Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia nacque a Recalmuto in provincia di Agrigento nel 1921 e morì nel 1989 a Palermo.

Proveniva da una famiglia modesta della piccola borghesia siciliana. Dopo aver conseguito gli studi magistrali insegnò per alcuni anni.

All’inizio della sua carriera collaborò con alcune riviste e allo stesso tempo fece pubblicare i suoi primi lavori.

Fu per poco tempo consigliere del comune di Palermo e fu une dei primi a mettere in relazione potere politico e mafia e a mettere in evidenza i problemi che scaturivano per la democrazia. Negli ultimi anni della sua vita partecipò sempre di meno alla vita politica.

Sciascia fu narratore, poeta drammaturgo, sceneggiatore, redattore e collaboratore di molte giornali e quotidiani come il Corriere della sera, La Stampe e la Repubblica.

Nelle sue opere lo scrittore mette sempre in risalto il mondo siciliano e la denuncia civile verso un potere arrogante; mette in risalto i problemi della sua terra e dà spazio anche al fenomeno della mafia e alla sua infiltrazione nella politica. In tutte le sue opere non manca la partecipazione motiva e una precisa ambientazione storica.

Una delle sue prime opere fu Le parrocchie di Regalpetra, seguita poi da Il giorno della civetta, A ciascuno il suo, Il consiglio d’Egitto, Il contesto, Toto modo, La scomparsa di Majorana, L’affaire Moro, saggio dell’uccisione del presidente della Democrazia cristiana. L’ultimo romanzo è stato Una storia semplice, che è stato pubblicato dopo la sua morte.

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Pierpaolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna nel 1922. S i trasferì in vari luoghi poichè seguiva il padre che era un ufficiale in  carriera.

Lo scrittore è considerato uno degli intellettuali italiani più apprezzati del Novecento. E’ stato poeta, studioso della lingua italiana, saggista, autore di teatro e di cinema, regista e giornalista.

Si laureò in Lettere con una tesi su Pascoli che lui ammirava tanto e lo sentiva molto vicino al suo mondo. Cominciò ad insegnare lettere in una scuola media e poi si iscrisse al Partito Comunista nel 1947.Ma alcuni eventi traumatici sconvolsero profondamente la vita dello scrittore come l’uccisione del fratello partigiano e la sua espulsione dalla scuola e dal partito per l’accusa di omosessualità.

Trasferitosi a Roma si affermò nell’ambiente culturale della capitale grazie alle sue svariate doti, venne a contatto con molti intellettuali come Gadda, Morante, Bertolucci ecc. I quali lo aiutarono a trovare la sua strada e lo introdussero al mondo della cinematografia.

Venne ucciso nel 1975 in tragiche circostanze.

Il suo esordio come scrittore avvenne con opere scritte in dialetto friulano le Poesie a Casarsa, la scelta di questo dialetto è dovuta al forte legame con l’amatissima madre di origini friulane, ma anche una lingua che non avesse il peso della tradizione e che potesse esprimere i miti non corrotti del mondo contadino che Pasolini amava tanto, in quanto lo contrapponeva al mondo borghese e comunista dell’Italia del dopoguerra.

Nel 1954 pubblicò La meglio gioventù, dove raccolse tutte le poesie ispirate alla realtà friulana, nel 1957 uscì la raccolta Le ceneri di Gramsci, considerato forse il suo capolavoro poetico.

Nei romanzi pubblicati dopo gli anni Cinquanta i temi cambiano, in quanto la conoscenza del proletariato romano lo portano a scrivere Ragazzi di vita e Una vita violenta che ebbero un forte impatto sul pubblico e sulla critica. In questi romanzi Pasolini usa il gergo romanesco delle borgate che contrasta con la lingua letteraria tradizionale. La scelta linguistica riflette l’esigenza dell’autore di voler dare un’impronta popolare ai romanzi. Temi principali sono la fame e il sesso.

Nel 1965 compose Alì dagli occhi azzurri, una raccolta tra racconti, abbozzi di romanzi e sceneggiature, poesie e scritti vari.

Negli anni Settanta s’intensificò la sua attività di critico sui giornali e riviste.

A partire dagli anni Settanta Pasolini si dedicò al cinema dove ottenne moltissimi successi. Tra i suoi primi film ricordiamo Accattone, Mamma Roma, La Ricotta, tutti parlano delle borgate romane quindi del proletariato sospeso tra la perdizione e il tentativo di rifarsi una nuova esistenza.

Nel 1964 esce Il Vangelo secondo Matteo , una rilettura del messaggio cristiano personale ma fedele, che ripercorre le tappe della vita di Gesù.

Nel 1966 esce Uccellacci e uccellini che racconta la storia di due frati francescani ai quali è stato comandato di evangelizzare i falchi e i passeri.

Altri film furono Edipo re, Teorema, Porcile, Medea. In seguito tre film si basano su tre raccolte di novelle e sono il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore del mille e una notte. L’ultimo suo film fu Salò o le 120 giornate di Sodoma.

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