L’indovinello veronese

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L’indovinello veronese

L’uso in ambito letterario di una lingua parlata dalla gente comune, invece di una lingua intellettuale come il latino, costituisce un momento storico molto importante. Sicuramente il popolo rimane ignorante, quindi il numero di lettori all’inizio non cresce, quindi la letteratura rimane sempre prerogativa di pochi, però la letteratura ormai poteva attingere da miti, ideali, aspirazioni che appartengono al popolo e che fino ad allora erano sconosciuti.

Le prime attestazioni letterarie in volgare furono i poemi epici del Nord Europa (Beowulf, cioè la più antica versione della legenda di Sigfrido e dei Nibelunghi); le prime lingue romanze a dar vita a una vera letteratura in volgare furono in lingua d’oc e d’oil.

In Italia le prime testimonianze scritte dell’uso del volgare risalgono all’VIII-IX secolo.

I primi documenti in volgare più antichi sono ” l’Indovinello veronese ” e il placito capuano. Il primo è conservato nella Biblioteca Capitolare di Verona. Il testo ha la particolarità di essere stato scritte su una base latina su cui si inseriscono elementi in volgare.

L’indovinello veronese

Se pareba boves,

alba pratalia boves,

et albo versorio teneba;

et negro semen seminaba.

Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus.

L’indovinello si riferisce all’attività dello scrivere e si può tradurre così:

Spingeva avanti i buoi (si riferisce alle dita della mano), arava i prati bianchi ( si riferisce alle pergamene che sono bianche prima di essere scritte), teneva un aratro bianco (la penna d’oca usata per scrivere) e seminava un seme nero (sarebbe l’inchiostro). Ti ringraziamo , onnipotente eterno Dio.

 

E’ evidente come l’ultima frase differisca dalle altre perché è stata scritta interamente in latino. Infatti i primi quattro versi ci mettono in evidenza la fase di transizione dal latino al volgare. Per esempio si può osservare in alba, versorio e negro la caduta della m e la trasformazione della u in o, infatti le parole in latino sarebbero state album, versorium e nigrum. Inoltre si può notare la caduta della desinenza t dei verbi all’imperfetto come araba e teneba ….

Un documento più recente è il placito capuano, che da alcuni è considerato il più antico documento in volgare italiano, perché rispetto all’Indovinello veronese, presenta un volgare più evoluto che si distacca di più dalla sintassi latina.

Tale documento risale al 960, quando a Capua un giudice si occupò di una sentenza (placito) in riguardo a una controversia per delle terre del monastero di Montecassino che erano state occupate indebitamente. Nel verbale, che era scritto in latino, erano state riportate anche le parole in volgare delle testimonianze di tre testimoni procurati dall’abate.

A livello linguistico nel placito si notano cambiamenti molto più evidenti rispetto all’Indovinello veronese.

 

Programma di letteratura terzo superiore