L’avvento della monarchia feudale in Inghilterra è dovuta al duca di Normandia Guglielmo I, egli era pretendente al trono d’Inghilterra per motivi ereditari, quindi sbarco sull’isola con il suo esercito e nel 1066 sconfisse e uccise il re anglosassone Aroldo nella battaglia di Hastings.

Guglielmo fu incoronato re d’Inghilterra con il nome di Guglielmo il Conquistatore. Egli cercò di rafforzare il suo potere e per controllare meglio i suoi territori li divise in contee che affidò a dei funzionari scelti da lui. Cercò anche di censire tutti i possedimenti dei vassalli in modo da poter riscuotere in modo preciso i tributi che gli spettavano.

Alla sua morte il regno passò nelle mani dei suoi eredi fino al 1135, dopo il quale il trono passò nelle mani della dinastia dei Plantagineti. Questi si occuparono di rinsaldare il potere inglese, cercando anche di estendere i domini.

Nel frattempo, però l’Inghilterra perse anche l’appoggio della Chiesa, le cose peggiorarono quando fu assassinato l’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket, che si era opposto all’allora sovrano Enrico II al suo controllo alla nomina dei vescovi e abati.

Un periodo negativo lo passò anche successivamente quando l’Inghilterra perse moltissime terre a causa del re Giovanni che poi venne chiamato Senza Terra nel 1214 contro i francesi.

Approfittando di questa situazione i baroni e i grandi proprietari terrieri costrinsero Giovanni a firmare nel 1215 la Magna Charta Libertatum (Grande Carta delle Libertà), con questo documento il re si impegnava a non imporre tasse senza il consenso dei nobili, inoltre doveva assicurare a tutti gli uomini liberi di avere sempre un giusto processo prima di essere incarcerati e poi doveva collaborare con un consiglio formato da nobili ed ecclesiastici. Questo consiglio prese il nome di Parlamneto, che pian piano assunse un potere sempre maggiore.

Con la promulgazione di questo documento l’Inghilterra si avviò a diventare una monarchia costituzionale.

 

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