Il cinque maggio

 

L’ode civile Il cinque maggio è ispirata alla morte di Napoleone, avvenuta appunto il 5 maggio del 1821 durante l’esilio di Sant’Elena.

Manzoni lesse la notizia della morte di Napoleone sulla “Gazzetta di Milano” del 17 luglio , con due mesi di ritardo. Appena saputo subito fu assalito da un forte turbamento, quindi compose di getto l’ode, finendola nel giro di qualche giorno.

Questa poesia fu vietata dalla censura nel Lombardo-Veneto, ma grazie alla prestigiosa traduzione in tedesco di Goethe fu conosciuta anche all’estero.

Quando Napoleone era ancora in vita il poeta, essendo un liberale, non nutriva particolari simpatie per l’uomo politico che aveva instaurato un potere autoritario. Ma a seguito della sua morte e venendo a sapere della sua conversione cristiana il Manzoni vide la carriera politica e militare di Napoleone da un punto di vista più religioso che politico.

Il cinque maggio

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:

vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;

 

tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.

PARAFRASI

vv. 1-12 Napoleone è morto. Come la salma resa immobile, senza conoscenza, esalato l’ultimo respiro, stette immobile, privata di uno spirito tanto grande, così la terra è colpita e attonita dalla notizia, pensando ammutolita all’ultima ora di vita dell’uomo che aveva racchiuso in sè il destino di un’epoca; nè sa quando il passo di un uomo altrettanto grande tornerà a calpestare la sua terra sporca di sangue.

vv. 13- 18 La mia ispirazione poetica vide Napoleone trionfante sul trono imperiale , e non lo esaltò; quando, con continui cambiamenti , cadde, si risollevò e fu definitivamente sconfitto, non ha mescolato la sua voce al frastuono di tantissime altre voci.

vv. 19-24 E ora, (il mio genio poetico) si innalza commosso, non contaminato da encomi servili e da vili insulti, di fronte all’improvvisa morte di una figura così gloriosa e dedica alla tomba un canto forse destinato a restare.

vv. 25-30 Dall’Italia all’Egitto, dalla Spagna alla Germania le azioni fulminee di quell’uomo senza esitazioni seguivano immediatamente la rapida decisione ; il suo fulmine si manifestò dall’estrema punta dell’Italia fino al Don, dal Mediterraneo all’Atlantico.

vv.31-36 (La sua) fu vera gloria? Ai posteri spetta la difficile risposta: noi ci inchiniamo umilmente dinnanzi a Dio che volle imprimere su di lui un’orma più forte della sua potenza creatrice.

vv.37-48 Egli provò tutto: la tempestosa e trepidante gioia data dal concepimento di un grande progetto, l’insofferenza di un animo ribelle , che deve obbedire ma che pensa di conquistare il potere; e lo raggiunge , e ottiene un premio che era follia sperare; la gloria (della vittoria) è maggiore dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il potere e l’umiliante esilio: due volte sconfitto e due volte glorioso.

vv. 49-54 Egli si diede il nome: due epoche storiche tra loro opposte guardarono a lui rispettosamente come aspettando il loro destino; egli fece silenzio e si sedette come arbitro fra loro.

vv. 55-60 E scomparve e terminò i suoi giorni nell’ozio di un’isola così piccola, bersaglio di grande invidia o di profondo rispetto, di odio inestinguibile o di amore invincibile.

vv. 61-68 Come sulla testa del naufrago incombe e grava l’onda su cui poco prima lo sguardo del misero scorreva alto e proteso invano ad avvistare lontani approdi: così il peso dei ricordi si abbattè su quell’anima.

vv. 69- 72 Oh quante volte cominciò a scrivere le sue memorie per i posteri, e sulle pagine interminabili a scriversi cadde la sua mano stanca.

vv. 73-78 Oh quante volte di fronte al silenzioso tramontare di una giornata oziosa , abbassati gli occhi vividi, rimase immobile con le braccia incrociate al seno e l’assalì il ricordo del tempo passato!

vv. 79-84 E la sua memoria tornò agli accampamenti continuamente spostati, e alle trincee battute, e il muoversi fulmineo dei plotoni, l’incalzare della cavalleria, gli ordini concitati e la loro rapida esecuzione.

vv. 85-96 Ahi! Forse a ricordi tanto strazianti il suo spirito affranto si smarrì e perse ogni speranza; ma dal cielo scese un aiuto e lo risollevò pietoso in un’atmosfera più serena , e lo guidò attraverso le vitali vie della speranza verso il Cielo, verso il premio che è superiore a ogni desiderio, dove la gloria terrena non è niente.

vv. 97-102 O fede caritatevole, bella e immortale, abituata a vincere! Narra ancora di questo , rallegrati; perchè nessun uomo più grande di Napoleone si è mai chinato ad adorare la croce.

vv. 103-108 Tu dai resti mortali di Napoleone, che ha condotto una vita travagliata disperdi ogni parola di rancore; il Dio che può abbattere a terra o sollevare, che può mandare sofferenze ma anche consolare, è venuto a posarsi sul letto di morte di Napoleone, abbandonato dagli uomini.

 

ANALISI DEL TESTO

In tutta la poesia Napoleone non è mai nominato, eppure s’innalza in tutta la sua grandezza anche nel momento della morte mentre tutto il mondo rimane sbigottito per la notizia. Quindi i due monosillabi isolati ed antitetici “Ei” e “fu” racchiudono tutta l’essenza della vita del personaggio che non ha bisogno di essere nominato esplicitamente. Inoltre Napoleone è definito come l’uomo fatale e indicato con le metafore del fulmine e della luce.

Al centro dell’ode c’è il tema dell’autorità , del potere umano e della potenza divina. Quindi la grandezza di Napoleone ha qualcosa della grandezza divina . Però lui sottolinea come la grandezza terrena non abbia alcun confronto con quella celeste. Infatti l’ode nelle ultime due strofe diviene un inno alla fede.

La poesia la si può dividere in tre parti: il preambolo, la morte di Napoleone, l’atteggiamento del poeta di fronte all’evento.

Nel preambolo, presente nelle prime quattro strofe, si notano da subito due contrapposizioni e cioè: immobilità\rapidità , cioè l’immobilità della salma è contrapposta alla rapidità delle azioni di Napoleone e poi la grandezza della gloria si contrappone alla negatività dell’azione, infatti il grande uomo con le sue azioni ha portato anche morte e distruzione.

Nella seconda parte, cioè la centrale, viene rievocata la vicenda dell’eroe e anche qui si nota come vi sia un’opposizione spaziale tra tra lo spazio amplissimo delle terre conquistate da Napoleone e la piccola isola (breve sponda) dove finisce in esilio. Inoltre si nota la presenza anche di un’opposizione temporale tra il passato glorioso e il presente misero dell’esilio. Si può dire che si ritorni nuovamente al tema dell’immobilità citato nella prima parte riferendosi all’esilio.

Nella terza parte tutto ciò che è terreno viene superato entrando in una nuova dimensione cioè quella dell’eternità. I versi conclusivi ritornano nuovamente all’immobilità, ma vista come conquista della pace nel perdono divino.

La metrica

Il componimento è formato da 108 versi settenari, uniti in strofe di sei versi legate tra loro dalla rima dell’ultimo verso, sempre tronco. In ogni strofa i versi dispari sono sdruccioli e non rimati, i due versi pari sono piani e a rima alternata.

Il ritmo è veloce quando Manzoni scrive delle campagne militari, invece si fa più lento dal verso 85 in poi. I versi sono collegati tra loro attraverso assonanze, allitterazioni, rime interne e anafore.

Nella prima strofa la terra è personificata, infatti è “percossa“, “attonita” ecc. Nel verso 1 e 3 troviamo l’allitterazione delle lettere imm, invece nel verso 3 e 4 di sp. Inoltre orba è una metafora e troviamo anche la similitudine siccome immobile… così percossa.

Nella seconda strofa sono presenti degli enjambement tra il 1° e il 2° verso (ultima\ora) e tra il 3° e il 4°(simile\orma). Inoltre simile orma di piè mortale è una sineddoche, infatti Manzoni indica l’impronta dei piedi per indicare l’intera persona.

Nella terza strofa troviamo l’anastrofedi mille voci al sonito“, e tra il 1° e il 2° verso c’è un iperbato. Infine cadde è un climax.

 

Nella quarta strofa nel primo verso troviamo una metafora, anche “tanto raggio” è una metafora per definire la personalità di Napoleone. Poi subito\sparir tra il verso 21 e 22 è un enjambement.

Nella quinta strofa sono presenti tutte metonimie , infatti alpi, piramidi ecc. indicano l’intero paese di appartenenza. Inoltre troviamo il parallelismodal-al” e l’anafora di “dal” nel 1°, 2° e 6° verso.

Nella sesta strofa i versi rallentano grazie a numerosi enjambement (nui\ chiniam e Massimo\Fattor), inoltre troviamo un iperbato che separa “volle” da “stampar” e un’anastrofedel creator suo spirito“. Massimo Fattor è anche un’antonomasia: cioè Dio è il creatore.

Nella settima strofa tra il 1° e il 2° verso è presente un enjambement (trepida\gioia) e troviamo un ossimoro (gioia, procellosa).

Nell’ottava strofa polvere ed altare del 5° e 6° verso sono due metafore che indicano la sconfitta e la gloria del trionfo. Manzoni sceglie termini in antitesi come gloria\periglio, fuga\vittoria, reggia\esilio e polvere\altar.

Nella nona strofa troviamo l’ anaforaEi” e il chiasmo tra il secondo e il terzo verso.

Nella decima strofa immensa invidia e pietà profonda sono disposte in chiasmo. Infine inestinguibil odio e indomato amor sono un parallelismo.

Nell’undicesima strofa e dodicesima strofa troviamo una lunga similitudine in cui Manzoni paragona la violenza delle onde che si abbattano su un naufrago al peso doloroso dei ricordi che si abbattono su Napoleone . In entrambe le strofe troviamo degli iperbati (scorrea la vista a scernere\prode remote invan). Stanca man è un’anastrofe.

Nella tredicesima strofa i rai fulminanti sono una metafora e cioè si riferiscono allo sguardo attento e fulmineo di Napoleone, come anche “morir del giorno” che indica le ore serali, è anche una personificazione.

Nella quattordicesima strofa la costante coordinazione per polisindeto e l’anaforadi” contribuiscono a rendere la strofa concitata. Tutti i termini sono disposti mediante parallelismi (mobili, tende, percossi valli).

Nella quindicesima strofa gli ultimi due versi presentano un iperbato, sono inoltre presenti due metafore “man dal cielo” e “spirabil aere” cioè regno dei cieli. Inoltre troviamo l’allitterazione ed enjambement valida\venne.

Nella diciassettesima strofa disonor del Golgota è una perifrasi tratta dalla tradizione religiosa

Nella diciottesima strofa troviamo dei chiasmi:atterra e suscita, affanna e consola“.

 

Manzoni e i Promessi sposi