Le tragedie

 

Manzoni è stato un letterato , ma per tutta la vita il suo interesse per la storia è stato anche più grande di quello per la letteratura.

La differenza di Manzoni con un vero storico è che lui adopera la storia come materiale per l’invenzione letteraria, arricchendo i fatti con l’invenzione poetica, i pensieri e i sentimenti di chi è stato protagonista di quegli avvenimenti. Lui pensa che nella storia, cioè in ciò che hanno fatto gli uomini, vi sia il più ricco repertorio di soggetti drammatici. Quindi anche le due tragedie da lui scritte si possono considerare storiche come del resto anche quelle di Alfieri prima di lui, che però usava materiale proveniente dalla Bibbia o dalla mitologia greca. Invece Manzoni mette in versi la storia nazionale dell’età longobarda (VIII secolo) nell’Adelchi e quella veneziana (XV secolo) nel Conte di Carmagnola. Quindi il poeta si distacca dalla tradizione classicista e prende esempio dai suoi contemporanei come Goethe e Schiller.

Manzoni deve però affrontare un nuovo problema, quello del linguaggio. La tragedia italiana, impiegava un linguaggio letterario e aulico, lontanissimo da quello di uso comune, ma contrastava con la poetica realistica del vero storico. In questo campo Manzoni non poteva riferirsi a modelli stranieri, quindi doveva inventare un nuovo linguaggio. Adotta anche lui l’endecasillabo sciolto, ma cerca di piegarlo ad uno stile realistico e prosastico e fa uso di termini di uso comune.

Manzoni vive in un’epoca in cui quasi tutti gli intellettuali, lavorano per l’unità nazionale, che arriverà circa quarant’anni dopo. Quindi sembra quasi che il poeta vada a cercare episodi storici che possano anticipare l’unificazione. Inoltre è bene ricordare che Manzoni ha una visione pessimistica della storia , di conseguenza è più propenso ad aspettarsi il fallimento degli uomini che altro; infatti i protagonisti delle sue due tragedie sono uomini innocenti e virtuosi che nonostante tutto vengono puniti dal loro destino.

In una lettera al suo amico Fauriel lui afferma di voler modificare le regole dell’unità di tempo stabilite nel Rinascimento. Era era stato stabilito che le tragedie dovevano esaurirsi nell’arco di una giornata, dopo aver studiato gli scritti di Aristotele il quale aveva notato che le tragedie si consumavano nello spazio di una giornata, mentre l’epopee si svolgevano in un ampio arco temporale.

Inoltre le tragedie dovevano raccontare una sola vicenda e quindi si parla di unità d’azione e in un solo luogo , unità di luogo.

Tutto ciò è quello che non fa Manzoni in quanto si ispira a Shakespeare e a Goethe, che lui amava tantissimo, che avevano ignorato tutte queste regole, infatti Manzoni intreccia vicende diverse, racconta una storia che va avanti per anni e i luoghi delle azioni sono vari.

Una cosa che riprende, in entrambe le sue opere, dalla tragedia greca è il coro che era un insieme di persone che si muovevano sul palcoscenico e che recitava affidandosi a un portavoce, il corifeo. Manzoni però lo adatta alle sue esigenze, quindi nel Conte di Carmagnola il coro lo trasforma in un cantuccio dove il poeta può esprimersi e quindi esporre le proprie riflessioni in prima persona.

 

Manzoni e i Promessi sposi