Il romanzo cortese

 

Il romanzo cortese 

All’inizio del XIII secolo il papa Innocenzo III, con l’appoggio del re di Francia , fece una crociata contro gli Albigesi cioè una setta diffusa in Provenza. Tale guerra distrusse la potenza dei signori provenzali e quindi anche la cultura della poesia lirica che si era diffusa. Fortunatamente in alcune corti del Nord della Francia sopravvisse la sua eredità grazie a Maria di Champagne, che favorì lo sviluppo del romanzo cavalleresco.

Molti trovatori si dispersero nei paesi confinanti con la Francia fino ad arrivare anche in Italia meridionale dai quali poi in seguito ebbe vita la scuola siciliana.

Il romanzo cortese nacque al Nord della Francia in lingua d’oil . Più precisamente presso la corte di Enrico II d’Inghilterra e di Eleonora d’Aquitania, nacque la letteratura anglonormanna, composta dal dialetto francese parlato in Inghilterra. In questi luoghi transitavano poeti che scrivevano in lingua d’oc e molti intellettuali, quindi l’interesse per la poesia in volgare e per le leggende verso la nobiltà della dinastia inglese si fusero dando vita al romanzo cortese in versi in lingua d’oil.

Gli autori dei romanzi erano i chierici che vivevano nella corti e componevano per il piacere del signore.

Si affermò come genere destinato ad un pubblico aristocratico e quindi si basava sui valori cortesi.

L’argomento centrale del romanzo cortese sono le avventure dei cavalieri, ma a differenza delle Chansons de geste, l’amore ha un ruolo predominante, quindi centrale è la figura della donna. L’amore è sempre un amore adultero.

Inoltre rispetto alle Chansons de geste si usa un’architettura narrativa complessa in cui la voce del narratore è alternata a quella dei personaggi.

 

Quasi sempre vengono usati versi ottonari con rima baciata, molto più scorrevoli e musicali delle chansons.

Vengono messi in evidenza anche gli usi e costumi dell’epoca.

I cavalieri sono in cerca sempre di avventure, e vagano per mondi fantastici, con lo scopo di provare a se stesso il proprio valore. Spesso oltre alla ricerca di se stesso c’è la ricerca della donna amata o del Santo Graal (la coppa dotata di virtù miracolose dove fu raccolto il sangue di Cristo dopo la crocifissione).

A tutto ciò sopra citato c’è l’intervento della magia, del fantastico.

Visto che la maggior parte dei romanzi cortesi si ispirano alle antiche legende dei bretoni  che hanno come protagonista re Artù, vissuto nel VI secolo d.C. in Inghilterra  e i cavalieri alla Tavola Rotonda (Lancillotto, Ivano,Galvano, e Perceval sono i più importanti), cioè cavalieri che siedono insieme al re in una situazione di parità. E’ stato coniato un termine, cioè ciclo bretone, per definire questo tipo di romanzi.

L’autore più significativo di questo genere è Chretien de Troyes, un chierico vissuto alla corte di Maria di Champagne, che tra il 1160 e il 1180 compose una serie di romanzi che fanno parte del ciclo bretone che sono: Lancillotto, Tristano, Perceval ecc. I suoi sono romanzi ricchi di avventure e di eventi magico-meravigliosi, in cui l’amore ha una parte molto importante.

Nella sua ultima opera, il Perceval, vi è la presenza anche di una matrice cristiana perché esso tratta della ricerca del Santo Graal, cioè la coppa dove fu raccolto il sangue di Cristo dopo la crocifissione.

Nel Lancillotto celebra l’amore cortese, quindi un amore adultero e irraggiungibile, il altri romanzi mette in risalto anche l’amore coniugale come nell’Ivano e nell’Erec ed Enide.

 

Programma di letteratura terzo superiore