Il teatro

 

L’evoluzione del teatro

Il teatro è una forma di esperienza artistica che fa incontrare linguaggi diversi.

In passato quando si parlava di teatro si parlava di drammaturgia  che era la tecnica di composizione di un testo teatrale. Alte forme di drammaturgia sono ancora oggi considerate la tragedia e la commedia della Grecia antica. Gli autori più importanti erano Eschilo, Sofocle ed Euripide per la tragedia, Aristofene e Menandro per la commedia.

I testi dell’antica Roma invece sono soprattutto comici ed i maggiori autori sono Plauto e Terenzio, che si dedicavano ad un teatro di puro divertimento.

I testi teatrali del Medioevo narrano la storia di santi e di martiri della cristianità.

Nel Rinascimento , con la riscoperta del mondo classico, la commedia che ha i suoi più conosciuti esponenti in Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli ecc., è suddivisa in atti e scene e viene allestita nelle corti per allietare il principe.

Nella seconda metà del cinquecento il teatro si sposta nelle strade ed è svolto da attori professionisti che si rivolgono ad un pubblico popolare e viene chiamata la Commedia dell’Arte che in Italia la ricordiamo con le maschere di Arlecchino, servo ladro e bugiardo, del chiacchierone e affamato Pulcinella e di altri. In questo tipo di commedia chiamata “di intreccio”, l’indole dei personaggi e il loro comportamento erano fissati, chiari a tutti gli spettatori dall’inizio della rappresentazione; anche il lieto fine era prevedibile. Quindi è basata sulla recitazione di attori che improvvisano da un testo “abbozzato” detto canovaccio. La commedia dell’arte poi si diffonde in tutta Europa, in Inghilterra il maggiore esponente fu William Shakespeare.

Nel Seicento commedia e tragedia raggiungono i vertici più alti in Francia.

 
 

Nella seconda metà del Settecento il teatro non parla più di figure eroiche ma di gente comune e quindi il linguaggio diviene più semplice e comprensibile. Autori di tale riforma sono Denis Diderot in Francia  e Carlo Goldoni in Italia.

Infatti, Goldoni, interruppe anni di recitazione “a soggetto”, costringendo l’attore ad abbandonare l’improvvisazione e ad adeguarsi a un copione scritto e imparato a memoria; inoltre, operò il passaggio dalla commedia di “intreccio” a quella di “carattere” incentrata sul carattere psicologico dei personaggi.

Nell‘Ottecento la tragedia e la commedia lasciano il posto al dramma romantico, ricordiamo tra gli autori principali il tedesco Johann Wolfgang Goethe, l’inglese George Byron, il francese Victor Hugo e l’italiano Alessandro Manzoni.

Il Novecento è caratterizzato da una serie di cambiamenti che portano alla nascita di nuovi tipi di teatro come quello politico, di ricerca ecc.

L’esempio più lontano di teatro (come struttura) è quello all’aperto dei greci. Poi in seguito ci sono stati dei cambiamenti fino a che nel Rinascimento nasce l’idea di teatro all’italiana, di uno spazio in cui gli spettatori sono seduti di fronte al palco.

Quando si parla di teatro però bisogna considerare anche tutto quello che c’è intorno come la scenografia (all’inizio era un semplice muro poi si è arricchita con la prospettiva e infine proprio con veri mobili) le luci (all’inizio era la luce del giorno, poi le candele e infine l’elettricità) i suoni, la musica ecc.

Come si è evoluto il teatro così ha subito molti cambiamenti anche il ruolo dell‘attore. Tale ruolo si sviluppa in Grecia quando nasce la tragedia, all’inizio ha un ruolo invidiabile ed è privilegiato rispetto agli altri. Anche se era un ruolo molto impegnativo , in genere erano solo tre attori che rappresentavano molti personaggi e lavoravano dall’alba al tramonto.

L’attore a Roma , invece, era considerato come un mestiere infamante e socialmente disonorevole. Esso appartiene alla categoria degli schiavi quindi ha un proprietario.

Dopo la caduta di Roma, nel Medioevo il lavoro di attore viene considerato come un mestiere d’intrattenimento come gli acrobati, i prestigiatori ecc.

Nell’Ottocento l’attore tende ad assumere una certa importanza dal punto di vista sociale.

 
 

Il costume

Il costume del teatro tragico greco consisteva in una lunga tunica, dalle spalle imbottite e dalle maniche allungate, in un alto cappello, in scarpe altissime, il tutto completato con una maschera dall’espressione fissa e dalla bocca aperta. L’attore appariva imponente, la maschera funzionava come un megafono e faceva arrivare la sua voce fino agli ultimi posti dell’enorme spazio teatrale.

Nella Commedia, invece, indossano tuniche corte e calzamaglie aderenti, mentre le maschere distinguono un personaggio dall’altro.

Durante il Rinascimento sulle scene del Teatro di corte l’unica preoccupazione è quella dello sfarzo, della ricchezza dell’abbigliamento. La maschera, disegnata spesso da famosi artisti, è un elemento di preziosità. E, nei secoli successivi, 1600-1700, il costume si arricchisce divenendo una meraviglia di scena.

Nel 1880 dalla scena sparisce la maschera e il costume diviene sempre più databile in modo preciso e verosimile. La funzione primaria del costume diventa quella di rappresentare psicologicamente il personaggio.

Abbiamo un immenso tesoro di opere che pur essendo nate per la scena, abbiamo la possibilità di leggere. Leggendo un’opera teatrale notiamo che è costituita da personaggi che comunicano attraverso dialoghi o monologhi. Nei copioni teatrali ci sono anche delle didascalie: brevi frasi che spiegano le azioni e danno indicazioni di come porsi in scena.

Un testo teatrale è un testo letterario che comprende parti scritte per essere recitate e le indicazioni su come recitare. Il copione è un testo non pubblicato ma su un fascicolo usato dagli attori per imparare la parte da recitare.

 

Vedi il programma d’italiano delle medie

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