Il trecento: la fame, la guerra e la peste

 

A partire dall’anno mille l’Europa aveva conosciuto un periodo di grande crescita economica e demografica. Dal XIII secolo però le cose cambiarono. La popolazione era passata da 40 milioni di abitanti a 70 milioni. Le città si erano ingrandite e ovviamente il bisogno alimentare era aumentato. Purtroppo l’agricoltura cominciò ad essere poco produttiva perchè i  campi erano sfruttati al massimo. Per nutrire la popolazione in aumento erano messi a culture anche terreni non adatti che non davano buoni frutti. Quindi la popolazione era aumentata troppo e i campi non erano sufficienti per produrre le materie prime necessarie per tutta la popolazione.  A peggiorare la situazione furono anche i cambiamenti climatici. Quindi in molte regioni dell’Europa occidentale si susseguirono molte annate di cattivi raccolti e carestie. Ovviamente la popolazione indebolita dalla mancanza di cibo divenne più vulnerabile e suscettibile alle malattie infettive, molto aggressive e spesso mortali.

A seguito di queste carestie e delle continue guerre la popolazione calò enormemente. Il livello più basso si verificò quando si abbattè in Europa l’epidemia di peste nera detta anche peste bubbonica tra il 1347 e il 1350. Comparsa all’inizio probabilmente in Asia centrale  e il contagio si era poi spostato in Occidente attraverso le varie vie commerciali.

Il bacillo della peste si era diffuso a partire dalle pulci che mordeva i ratti e poi a causa delle scarse condizioni igieniche colpiva gli uomini. Ovviamente allora non si avevano conoscenze come adesso e quindi si attribuiva questa malattia al volere di Dio che voleva punire gli uomini per i loro peccati. Quindi venivano organizzati pellegrinaggi, processioni per chiedere il perdono.

 

Di fronte a questa emergenza istituirono la quarantena, le navi che dovevano approdare ai porti che provenivano da città sospette dovevano sostare per 40 giorni in mare aperto prima di entrare nei porti. Pensavano che in questo modo la malattia non avrebbe attecchito.

La paura della peste induceva la popolazione a cercare un colpevole, che spesso erano gli ebrei o i lebbrosi che venivano accusati di avvelenare i pozzi.

Da quel momento cambiarono anche i prodotti coltivati che non erano più cereali, quindi il loro prezzo subì un calo. Quindi ciò andò a sfavore dei proprietari terrieri che videro una riduzione dei guadagni. In alcuni casi i contadini furono favoriti, perchè essendo pochi erano più ricercati e quindi poterono ottenere migliori condizioni di vita. Molti contadini divennero mezzadri cioè prendevano in affitto la terra che lavoravano, ma oltre ai prodotti dividevano anche le spese.

In molte regioni i grandi proprietari terrieri imponevano forti tasse e ciò provocò un grande malcontento  che a volte esplose in rivolte, soprattutto in Francia, in Inghilterra e nelle Fiandre che furono represse senza pietà.

Il trecento fu un periodo di crisi anche per alcuni mercanti e banchieri che andarono in crisi , mentre altri si arricchirono con i prestiti per fare le guerre. Anche l’artigianato tessile si trovò dappertutto in difficoltà a causa della riduzione delle esportazioni di lana da parte dell’Inghilterra.

A Firenze nel 1378, invece si ribellarono i Ciompi, cioè i salariati dell’industria della lana che facevano i lavori più umili. Essi chiedevano salari più alti e volevano entrare a far parte del governo. Crearono una propria corporazione e si impadronirono della guida di Firenze. Ma ciò durò per poco perchè le altre  corporazioni li esclusero nuovamente dalla vita politica e punirono con l’esilio i protagonisti della rivolta.

 

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