Tag Archives: AGGETTIVI

Gli aggettivi numerali

Gli aggettivi numerali si dividono in: cardinali, ordinali, moltiplicatori, frazionari, distribuitivi, collettivi.

Gli aggettivi numerali si scrivono in lettere nei testi narrativi, espositivi, descrittivi e in alcuni documenti ufficiali. Si scrivono in cifre: nelle date, nei testi tecnico scientifici o in presenza di numeri molto lunghi, nelle operazioni matematiche, nelle misurazioni, nei numeri civici.

E’ obbligatorio servirsi delle cifre romane per indicare i secoli, i millenni, i sovrani e i papi.

GLI AGGETTIVI NUMERALI CARDINALI

Gli aggettivi numerali cardinali sono invariabili sia nel genere che nel numero e sono : uno, due, tre , quattro…., sedice,…centocinquanta,…ecc.)

Solo uno (una, un, un’) e mille( che al plurale ha la forma -mila) non rispettano la regola.

Dammi un solo minuto, Mi compri una palla?   Vorrei mille baci.  A quel concerto c’erano ventimila persone.

Per stabilire se uno è un aggettivo o articolo indeterminativo bisogna prestare ben attenzione al suo significato:

  • se si fa riferimento alla quantità precisa: è aggettivo numerale: Ho comprato 6 mele è un melone.
  • se non si fa riferimanto alla quantità precisa allora è articolo indeterminativo: Una bambina diventerà donna.

Il numero tre si scrive senza accento. Vogliono invece l’accento i suoi composti: ventitrè, trentatrè,…centotrè, ecc.

Milione e miliardo non sono aggettivi ma nomi, vanno uniti ad un numero e possiedono la forma plurale (due milioni, sette miliardi).

GLI AGGETTIVI NUMERALI ORDINALI

Gli aggettivi numerali ordinali indicano il posto di una persona, un animale o una cosa e concordano nel genere e nel numero con il nome a cui si riferiscono come primo, secondo decimo….

Ha attaccato il primo francobollo della seconda pagina.

Gli ordinali si possono scrivere anche usando i numeri romani: XV secolo, Vittorio Emanuele II

Spesso sono preceduti dall’articolo. Tra gli aggettivi numerali si considerano anche ultimo, penultimo, terzultimo,… e così via.

GLI AGGETTIVI NUMERALI MOLTIPLICATORI

Indicano quante volte una quantità è maggiore di un’altra come doppio, triplo..., si chiamano così perchè moltiplicano l’unità per un certo numero di volte: Ho fatto un lavoro quadruplo rispetto al tuo.

GLI AGGETTIVI NUMERALI FRAZIONARI

Indicano una frazione, cioè una parte di una frazione intera come mezzo, un terzo, un quinto, sei sedicesimi

Mi spetta un quarto dell’eredità.

GLI AGGETTIVI NUMERALI DISTRIBUTIVI

Indicano come sono distribuite numericamente persone, cose o animali nello spazio e nel tempo come a uno a uno, a tre per volta, uno ciascuno….

I bambini uscivano da scuola a tre per volta.

GLI AGGETTIVI NUMERALI COLLETTI

Indicano un insieme di cose o persone e sono in gran parte anche sostantivi come paio, coppia, trio, terno, decina, dozzina, centinaio, migliaio…

Ho comprato un paio di quaderni e una decina di fogli da disegno.

Vedi tabella dei numeri cardinali e ordinali

Vedi gli esercizi

Gli aggettivi interrogativi ed esclamativi

Gli aggettivi interrogativi sono usati per introdurre domande, formulate in modo sia diretto che indiretto, riguardo all’identità, alla qualità o quantità del nome cui si riferiscono.

Quanti Km ci sono da Arezzo a Siena?

Gli aggettivi esclamativi sono usati per introdurre un’esclamazione riguardo all’identità, alla qualità o quantità del nome cui si riferiscono.

Che meraviglia questo mazzo di fiori!

E’ un a famiglia di aggettivi poco numerosa ed è composta solo da: che, qualche, quanto. Essi svolgono la funzione sia di aggettivi interrogativi che di aggettivi esclamativi.

  • che, è invariabile e ha lo stesso significato di quale;
  • quale, varia nel numero ma non nel genere;
  • quanto, variabile sia nel numero che nel genere;

Per distinguerli dobbiamo guardare la punteggiatura, infatti, gli aggettivi interrogativi sono accompagnati dal punto interrogativi ( Quale formaggio vuole?), mentre gli aggettivi esclamativi dal punto esclamativo (Che bella giornata!).

Esempi:

Che motorino hai acquistato?/ Che pioggia questa notte!

Quale film avete visto, ieri sera? / Quale sorpresa!

Quanti esercizi avete ancora da fare? / Quanta pubblicità in questa rivista!

Ovviamente se nella frase non è presente il punto interrogativo o esclamativo allora dobbiamo capire se nella frase si nasconde una domanda ( Vorrei sapere quanti soldi hai speso), oppure un’esclamazione (Saprai quanta fatica c’è voluta per arrivare fin qui.)

Vedi gli esercizi

Gli aggettivi indefiniti

Gli aggettivi indefiniti indicano quantità imprecisate o qualità in senso generico del nome a cui si riferiscono.

Gli aggettivi indefiniti sono tantissimi, i più usati sono:

  •  ogni, qualche, qualunque, qualsiasi, qualsivoglia, invariabili;

Sotto qualche banco erano rimasti qualche quaderno e qualche matita.

  • ciascuno, nessuno, che si usano solo al singolare ma hanno una forma per il maschile e una per il femminile;

Non ho nessun desiderio e nessuna voglia da esprimere.

L’aggettivo nessuno ha quasi sempre un significato negativo. Quando è posto prima del verbo non c’è bisogno d’inserire alcuna altra negazione:  Nessun problema era stato risolto.

Quando invece è collocato dopo il verbo, richiede sempre la negazione non e può essere sostituito da alcuno:  Non abbiamo risolto nessun problema./ Non abbiamo risolto alcun problema.

  • alcuno, taluno, certo, altro, molto, parecchio, troppo, tutto, tanto, poco, quanto, alquanto, altrettanto, tale, diverso, vario, che sono tutti variabili e quindi si concordano con il nome a cui si riferiscono.

Alcune compagne sono partite.

Ho molti compiti da fare e quindi dovrò fare parecchi sforzi.

Ora ho poco tempo, ne parleremo un’altra volta.

Molto, poco, tanto sono gli unici aggettivi indefiniti che possono essere espressi anche al grado comparativo o superlativo.

Grado positivo Grado comparativo Grado superlativo assoluto
molto più moltissimo
poco meno pochissimo
tanto tantissimo

Altro può assumere diversi significati:

  • di ripetizione                   Devi fare altri esercizi di matematica.
  • di diversità                        Vorrei scrivere su un altro quaderno.
  • di idea di futuro              Quest‘altra settimana pioverà.
  • di idea di passato           L’altr‘anno siamo andati in montagna.
  • di aggiunta                        Ci vuole dell’altro sale.
  • come rafforzativo            Voialtri non fate un bel niente, sbrigatevi!

Vedi gli esercizi

Gli aggettivi dimostrativi

Gli aggettivi dimostrativi specificano posizione e tempo del nome a cui si riferiscono. Infatti:

  • questo indica una persona, un animale o una cosa vicini nello spazio e nel tempo a chi parla;

Ho scelto questo vestito (il vestito vicino a me).

Mi ricorderò per sempre di questo giorno (vicino nel tempo).

  • codesto indica una persona, un animale o una cosa vicini nello spazio e nel tempo a chi ascolta;

Prendi, per favore, codesto libro (che è vicino a te).

  • quello indica una persona, un animale o una cosa lontani nello spazio e nel tempo sia da chi parla che da chi ascolta.

Dammi quei disegni, per favore ( i disegni sono lontani sia da chi parla che da chi ascolta).

Anche gli aggettivi dimostrativi concordano nel genere e nel numero con il nome. Davanti ai nomi che iniziano con vocale è possibile usare la forma apostrofata.

aggettivi dimostrativi

tabella aggettivi dimostrativi

Sono Aggettivi dimostrativi anche  stesso, medesimo e tale. Stesso, medesimo e tale hanno il significato di uguale, identico.

  • Stesso e medesimo indicano identità o uguaglianza fra persone o cose e significano uguale, identico; medesimo è meno usato di stesso.

Abbiamo lo stesso zaino.

Siamo nati proprio nel medesimo giorno.

A volte stesso e medesimo sono usati per rafforzare il nome a cui si riferiscono e significano  proprio, persino, proprio lui in persona.

In Manzoni stesso si trovano forme dialettali.

  • Tale è aggettivo dimostrativo quando significa così grande, così importante.

A una tale domanda non ho saputo cosa rispondere.

Con lo stesso significato sono usati anche gli aggettivi simile, siffatto e altri meno comuni.

Vedi gli esercizi

Gli aggettivi possessivi

Gli aggettivi possessivi specificano il possesso quindi a chi appartiene la cosa, l’animale o la persona espressi dal nome; sono sei e concordano nel genere e nel numero con il nome di riferimento.

Il mio cane e la tua gatta vanno d’accordo.

aggettivi possessivi

tabella aggettivi possessivi

Gli aggettivi possessivi di terza persona suo, sua, suoi, sue si usano quando il poissessore è uno solo.

Il suo quaderno (di lui o di lei)/la sua vestaglia (di lui o di lei)

Quando ci si riferisce a due o più possessori, si usa l’aggettivo invariabile loro.

il loro quaderno ( di lui e di lei, di essi) /la loro vestaglia  ( di lui e di lei, di essi)

Nella lingua italiana si usano, inoltre due aggettivi possessivi:

  • proprio ( propria, propri, proprie) equivale al possessivo di terza persona singolare suo e terza plurale loro. Può essere usato solo se riferito al soggetto; esso si usa obbligatoriamente per evitare ambiguità; Carlo mi ha prestato il proprio cellulare.  Andrea ha fatto con Enrico un giro nella propria auto (di Andrea)
  •  altrui ( è invariabile e significa degli altri).

L’aggettivo possessivo prende l’articolo davanti ai nomi di parentela plurali e a quelli più affettuosi.

L’aggettivo possessivo in genere precede il nome, però lo segue:

  • quando si vuol dare particolare rilievo al concetto di possesso.

Questo è un problema tuo e tu dovrai risolverlo.

  • nelle esclamazioni.

Che piacere vedervi, signori miei!

  • in espressioni particolari come da parte mia, per conto vostro, bontà sua, di testa sua, a piacer vostro ecc.

E’ molto cocciuto, vuol sempre fare di testa sua.

Vedi gli esercizi

Forme speciali di comparativo e di superlativo

Ci sono degli aggettivi come buono, cattivo, grande, piccolo, alto, basso che hanno accanto alle forme normali di comparativo e superlativo hanno delle forme particolari che derivano dal latino.

comparativi e superlativi pag 98

forme speciali di comparativo e superlativo

I comparativi speciali migliore, peggiore, minore, superiore, inferiore non devono essere preceduti dalla parola piùLa mia torta è più migliore della tua. E’ sbagliatissima più non deve essere scritto.

Il superlativo di alcuni aggettivi qualificativi non termina in – issimo, ma in -errimo: si tratta degli aggettivi acre, celebre, misero, aspro, salubre.

integro → integerrimo;     celebre → celeberrimo;     salubre → saluberrimo;  acre → acerrimo; misero→miserrimo. 

Tuttavia si stanno diffondendo anche le forme: asprissimo, miserissimo, salubrissimo, usate soprattutto nella lingua parlata.

Gambagilegno è acerrimo nemico di topolino.

Ai superlativi ottimo, pessimo, massimo, minimo, supremo, infimo non devono essere aggiunti dei rafforzativi come assai, molto, oltremodo, più. Il tuo gelato è assai ottimo. E’ sbagliato assai non si deve mettere.

Il grado superlativo

Il grado superlativo dell’aggettivo serve per indicare una qualità al suo massimo grado d’intensità.

grado  superlativo

il grado superlativo

Secondo il significato espresso, si riconoscono due forme di superlativo:

  • il superlativo assoluto esprime il massimo grado di una qualità senza riferimenti o paragoni.

Esso si forma quasi sempre aggiungendo alla radice dell’aggettivo di grado positivo il suffisso issimo (issima,-i -e). Bravissimo, carissima, lontanissimi, elegantissimo ecc.

Il Nilo è un fiume lunghissimo.

Si può formare anteponendo all’aggettivo avverbi come molto, assai, affatto,infinitamente, straordinariamente, decisamente ecc.

Tu sei molto gentile.

Era un compito assai difficile.

Non sei affatto simpatico.

Si può formare anteponendo all’aggettivo i prefissi ultra-, stra-, arci-, super-, extra-, per- ecc.

Sono davvero arcistufo.

La sala era strapiena di gente.

Si può formare ripetendo l’aggettivo qualificativo come veloce veloce, lento lento ecc.

Il corridore procedeva lento lento sul ripido sentiero.

Si può formare aggiungendo un altro aggettivo positivo di significato simile, per rafforzare il primo come nuovo fiammante, stanco morto, pieno prezzo ecc.

Sono davvero stanco morto.

Si può formare aggiungendo davanti all’aggettivo di grado positivo l’aggettivo tutto concordato opportunamente.

Sono tutto bagnato.

Mi si avvicinò tutta tremante.

Attenzione a non confondere il comparativo di maggioranza o di minoranza con il superlativo relativo. Esiste un metodo per distinguerli e cioè bisogna ricordare che i primi non sono preceduti dall’articolo, mentre il superlativo assoluto lo è sempre.

  • Il superlativo relativo esprime il massimo grado di una qualità in riferimento a un gruppo di cose o persone. Esso si forma mettendo davanti all’aggettivo di grado positivo le forme il più (meno), la più (meno), i più (meno), le più (meno) e davanti all’elemento che fa da riferimento le preposizioni di, del, della, delle, dei, degli, tra, fra, in mezzo a.

Il Nilo è il più lungo dei fiumi africani.

Il giaguaro è il più veloce di tutti gli animali, la lumaca è la meno veloce.

Tra tutti i miei compagni di classe, tu sei il più antipatico.

Oggi ho ricevuto la più triste notizia della mia vita.

Il grado comparativo

Il grado comparativo dell’aggettivo serve per mettere a confronto tra loro due termini, in relazione a una qualità posseduta da entrambi oppure in relazione a qualità diverse di un unico termine.

A seconda del significato si riconoscono tre forme di comparativo:

grado comparativo

il grado comparativo

Il comparativo di maggioranza lo si ha quando il primo elemento possiede le qualità in misura maggiore rispetto al secondo, l’aggettivo è preceduto dall’avverbio più. La pesca è più dolce della mela.

Il comparativo di uguaglianza lo si ha quando i due elementi possiedono la qualità nella stessa misura; l’aggettivo è seguito da avverbi (come e quanto). La pesca è dolce come l’albicocca.

Il comparativo di minoranza lo si ha quando il primo elemento possiede la qualità in misura inferiore rispetto al secondo termine di paragone; l’aggettivo è preceduto dall’avverbio meno. La pesca è meno dolce dell’albicocca.

Il secondo termine di paragone nel comparativo di maggioranza e di minoranza è introdotto dalla preposizione di, dalla congiunzione che o da locuzioni come rispetto a, in confronto a ecc.; nel comparativo di uguaglianza dagli avverbi come, quanto, al pari di.

I gradi dell’aggettivo

I gradi dell’aggettivo consentono di rappresentare una qualità in varia misura o di istituire dei paragoni tra gli elementi che lo possiedono.

Lo stesso aggettivo può essere usato con tre diversi gradi d’intensità.

  • quando l’aggettivo esprime solo l’esistenza della qualità senza specificare la misura in cui essa è posseduta è di grado positivo; Marco è arrabbiato.
  • quando gli aggettivi non esprimono solo la qualità ma stabiliscono un confronto tra due termini, cioè comparano sono di grado comparativo. Mario è più arrabbiato di Alessandra.
  • quando gli aggettivi esprimono la qualità al massimo grado o in misura elevata: sono di grado superlativo. Giovanni è arrabbiatissimo oppura Marco è il più arrabbiato di tutti.

Sono privi di grado comparativo e superlativo gli aggettivi:

  • che si riferiscono a materia (bronzeo, acqueo, metallico ecc.);
  • che indicano qualità non graduabili (rotondo, eterno, terrestre, mensile, lunare, siciliano, francese, matematico, mortale ecc.);
  • che contengono già nel loro significato il concetto di qualità posseduto al massimo grado (eccezionale, magnifico, stupendo, meraviglioso, enorme, immenso ecc.).

Vedi gli esercizi

Aggettivi primitivi, alterati, derivati e composti

Considerando la loro struttura gli aggettivi qualificativi si possono distinguere in quattro gruppi: primitivi, alterati, derivati e composti.

GLI AGGETTIVI PRIMITIVI

Gli aggettivi primitivi non derivano da altre parole e sono composti da una radice e da una desinenza: simpatico, carino, veloce, astuta.

GLI AGGETTIVI ALTERATI

Gli aggettivi alterati modificano di poco il significato dell’aggettivo primitivo da cui derivano e sono utili per esprimere meglio ciò che vogliamo dire di una persona, di un animale o di una cosa.

I suffissi per alterare gli aggettivi sono gli stessi usati per alterare i nomi alterati.

Ad esempio:

  • diminutivo    piccoli-ino, pover-ino;
  • vezzeggiativo     piccol-etto, semplici-otto, furb-etto, grass-accio;
  • accrescitivo     intelligent-one, provincial-otto;
  • dispregiativo     avar-accio,  dolci-astro,  giall-ognolo.

GLI AGGETTIVI DERIVATI

Gli aggettivi derivati si formano aggiungendo un suffisso o un prefisso alla radice di un aggettivi, di un nome o di un verbo:

  • derivati da altri aggettivi con l’aggiunta di prefissi (come in-, im-, dis-, a-, ri-, neo-):

incapace deriva da capace con l’aggiunta del prefisso in-;

disabile deriva da abile con l’aggiunta del prefisso dis-;

  • derivati da nomi con l’aggiunta di suffissi (come –ico, -ale, -oso):

musicale deriva da musica con l’aggiunta del suffisso -ale

grandioso deriva da grande con l’aggiunta del suffiso -oso

  • derivati da verbi con l’aggiunta di suffissi:

amabile deriva da amare con l’aggiunta del suffisso -abile

calpestabile deriva da calpestare con l’aggiunta del suffisso –abile.

GLI AGGETTIVI COMPOSTI

Gli aggettivi composti sono formati da due aggettivi qualificativi, oppure da un aggettivo preceduto da un prefisso.

aggettivo + aggettivo → grigioverde, sacrosanto, agrodolce.

prefisso + aggettivo →  internazionale,  transoceanico,  autosufficiente.

In alcuni casi, il significato dell’aggettivo qualificativo varia a seconda della posizione che assume rispetto al nome: un dipinto grande → un dipinto di grandi dimensioni;   un grande dipinto → un’opera d’arte.

Vedi gli esercizi