Verismo e Giovanni Verga

 

Nella seconda metà dell’Ottocento vi è un periodo di pace in Europa e si diffonde una grande fiducia nella scienza e nelle capacità conoscitive dell’uomo, che portarono alla nascita di una corrente filosofica chiamata Positivismo.

In letteratura si diffonde il Realismo, nacque in Francia con lo scopo di raccontare della vita quotidiana senza commenti o interferenze da parte dell’autore, quindi lo scopo degli autori realisti era quello di raccontare in modo distaccato, quindi in modo oggettivo. Loro volevano denunciare le ingiustizie sociali.

Gli autori più noti del Realismo furono Gustave Flaubert in Francia, Lev Tolstoj in Russia, Charles Dickens in Inghilterra e Mark Twain negli Stati Uniti.

In Italia in Realismo si afferma attraverso il Naturalismo francese, corrente nata dal Realismo. Il più grande interprete fu Emile Zolà, per il quale tutte le classi sociali anche le più povere potevano diventare le protagoniste di un racconto.

Nel nostro paese questo movimento prende il nome di Verismo e si sviluppa soprattutto al Sud e racconta soprattutto del mondo dei contadini, povero ed arretrato.

Il maggiore esponente fu Giovanni Verga.

   
 

Giovanni Verga

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una ricca famiglia di proprietari terrieri.

Abbandonò gli studi di giurisprudenza per dedicarsi alla scrittura, anche se già adolescente compose romanzi d’ispirazione risorgimentale e storica.

Visse per alcuni anni a Firenze e poi a Milano, ciò gli permise di conoscere letterati famosi e le correnti artistiche più aggiornate come la Scapigliatura e il Realismo,ma date le sue origini siciliane conosceva anche benissimo le condizioni misere in cui viveva il Sud.

Nei periodi iniziali in cui si trasferì al Nord compose opere come Storie di una Capinera, Eva, Eros ecc. ispirate agli ambienti mondani e borghesi che Verga frequentò in quegli anni, quindi narrano di femmine fatali, nobili corrotti, passioni morbose.

Nello stesso periodo approfondì la propria formazione interessandosi agli autori realisti, tra i quali conobbe G.Flaubert.

Dal 1874 si può dire che Verga ebbe una vera e propria conversione  verista, infatti di quegli anni è Nedda. Tale novella racconta delle vicende di una raccoglitrice di olive che assiste alla morte di molti dei suoi familiari, tra cui la figlia nata da poco, tutti vittime di malattie e miseria. Da questo momento in poi Verga appare si comincia ad interessare degli ambienti siciliani e soprattutto delle classi più povere che lui ritrae con grande realismo.

Tutta la produzione successiva segue questo filone, ciò rende Verga il massimo esponente del Verismo, cioè il movimento letterario italiano che corrisponde al Naturalismo francese.

Nel 1878 pubblicò Rosso Malpelo, ristampato poi nel 1880 con il nome Vita dei campi.

Nel 1881 uscì il suo primo romanzo verista I Malavoglia, altre opere furono Novelle rusticane e nel 1889 un altro romanzo, Mastro Don Gesualdo.

Generalmente incompreso dagli intellettuali del suo tempo, Verga dovette attendere l’estrema vecchiaia per essere riconosciuto come il maggiore scrittore italiano dell’Ottocento dopo Manzoni.

Nel 1893 ritorno a Catania dove vi rimase fino alla morte, che avvenne nel 1922.

 

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