La Vita Nova

 

La Vita Nova

Dopo la morte di Beatrice, Dante decise di raccogliere tutte le liriche più significative che aveva composto per lei fino a quel momento, però tutte erano precedute da un commento in prosa che aveva lo scopo di spiegare i singoli testi poetici e di illustrare le occasioni che avevano motivato la loro composizione.

L’insieme di poesia e prosa si chiama prosimetro, in questo caso è una narrazione di 42 capitoli in prosa e 32 liriche.

Sicuramente il fatto di unire prosa e poesia è uno straordinario salto di qualità che verrà poi usato successivamente anche da Petrarca e altri, infatti in precedenza i poeti mettevano insieme dei “canzonieri” cioè liriche staccate le une dalle altre.

L’intera opera di Dante fu compiuta tra il 1293 e il 1295 e fu chiamata Vita Nova per indicare il rinnovamento spirituale dovuto a un amore eccezionale.

Le liriche all’interno dell’opera delinenano un percorso sia spirituale che poetico del poeta, infatti si possono individuare tre momenti fondamentali:

  • le prime liriche sono ispirate alla concezione dell’amore cortese tipica di Cavalcanti, quindi un amore irrazionale (A ciascun alma presa gentil core);
  • poi seguono le nove rime stilnovistiche dove la figura femminile viene idealizzata e lodata (Tanto gentile e tanto onesta pare);
  • la conclusione dell’opera vede l’amore nella sua dimensione religiosa che è uno strumento per una redenzione spirituale e che serve per avvicinarsi a Dio (Oltre la spera che più larga gira).

Dante, quindi nella Vita Nova racconta la storia del suo amore per una fanciulla denominata Beatrice, questa storia ha uno svolgimento, delle date e un certo fondamento autobiografico, anche se nella realtà non si sa quanto ci sia di reale.

Dante narra di aver incontrato Beatrice quando lui aveva 9 anni e la fanciulla un anno in meno. Lui la chiama Beatrice, ossia portatrice di beatitudine (si tratterrebbe di una Bice, figlia di Folco Portinari, importante personalità di Firenze). Fin da quel primo incontro lui si innamora della fanciulla e solo dopo nove anni la rivede (il numero 9, multiplo di 3, si ripete più volte in quanto è il simbolo della trinità che per Dante ha un importante valore spirituale e religioso). Dal suo secondop incontro , nel saluto di Beatrice lui ripone tutta la sua felicità, però poi, per seguire il rituale dell’amor cortese finge d’interessarsi ad altre donne, dette “dello schermo”, per  non palesare il nome della fanciulla che amava.

 

Questo comportamento di Dante genera comunque le chiacchiere della gente, ma soprattutto porta alla negazione del saluto da parte di Beatrice ,(saluto che secondo la concezione stilnovistica è vitale per l’uomo che ama) provoca in Dante una profonda sofferenza e ciò lo induce a meditare sul suo sentimento. A questo punto l’amore per Beatrice si fa amore più spirituale e puro, e quindi cambia lo stile e i temi della poesia dantesca, infatti passa alla lode della donna ,perchè solo così si poteva raggiungere la perfezione.

Poi in seguito una visione dopo una malattia del poeta, gli preannuncia la morte dell’amata, il presagio si avvera e quindi per Dante trascorrono giorni di profondo dololre.

A quel punto lui stesso dice di trovare consolazione da una “donna gentile” (forse la filosofia). In seguito però il poeta ha un’altra visione di Beatrice in paradiso, a quel punto i suoi pensieri tornano a lei e quindi Dante si propone di non parlare più di lei fino a quando non troverà modi e argomenti per trattare degnamente della sua grandezza spirituale e per dire a lei “quello che mai fu detto ad alcuna” (allusione forse alla futura stesura della commedia).

Una differenza tra gli stilnovisti e Dante è che i primi vedevano l’amore come un processo discendente da Dio al poeta (Dio – donna- poeta)invece, il processo ascendente prevede il passaggio dal poeta alla donne, invece per Dante tramita la donna si arriva fino a Dio.

Tale Vita Nova narra quindi un’esperienza mistica. E’ stato notato come nelle prime liriche fino alla canzone “Donne ch’avate intelletto d’Amore” il poeta aderisce soprattutto al modo di scrivere di Cavalcanti, invece con quest’ultima si avvicina a Guinizzelli. Questa poesia oltre ad indicare il passaggio dalk modo di scrivere di un poeta ad un altro, rappresenta anche l’inizio di un’esperienza spirituale e poetica più autentica e spirituale.

 

Programma di letteratura terzo superiore