Dalla fecondazione al parto

La riproduzione avviene solo se i gameti maschili si incontrano con quelli femminili. Con l’accoppiamento gli spermatozoi (contengono il corredo cromosomico paterno) entrano attraverso la vagina e giungono all’utero. L’ovulo maturo (contiene il corredo cromosomico materno), non è capace di muoversi, quindi verrà spinto grazie alle ciglia che tappezzano le tube di Falloppio, verso l’utero. Una volta raggiunto l’ovulo, la testa dello spermatozoo riversa il suo nucleo all’interno dell’ovulo e si ha così la fecondazione. Solo uno spermatozoo può entrare nell’ovulo, quindi appena penetrato subito la parete esterna dell’ovulo si ispessisce e diventa impenetrabile per gli altri spermatozoi.

Con la fecondazione si forma la prima cellula del novo individuo che si chiama zigote. Esso ha 46 cromosomi (23 del padre e 23 della madre).

Con la fecondazione lo zigote comincia subito a dividersi per mitosi, formando due cellule uguali tra loro, poi a loro volta si divideranno fino a formare, 4, 8, 16, 32. A questo punto tale ammasso di cellule forma la morula, che con i giorni si accresce e forma la blastocisti. Verso la settima settimana la blastocisti arriva all’utero e si annida in esso, ha inizio così lo sviluppo embrionale.

Con l’annidamento nelle pareti dell’utero l’embrione è grande quanto un punto ed ha inizio la gravidanza o gestazione, cioè il periodo che intercorre tra la fecondazione e il parto.

Con l’annidamento si forma anche la placenta, un organo ricco di vasi sanguigni che si sviluppa a stretto contatto con l’utero. Essa è fondamentale per lo sviluppo dell’embrione perchè fa da filtro per gli scambi diretti tra madre e figlio e quindi consente un efficace passaggio di gas respiratori e sostanze nutritive tra madre e figlio. L’embrione viene poi circondato, verso il terzo mese di gravidanza, da un’altra membrana, l’amnios o sacco amniotico, e si trova immerso in un liquido, il liquido amniotico, nel quale resterà protetto fino al momento del parto. Ora l’embrione verrà chiamato feto.

Durante l’intera gravidanza, i collegamenti tra embrione e placenta sono assicurati dai vasi sanguigni contenuti nel cordone ombelicale. Il sangue della madre, quindi, non si mescolerà mai con quello del figlio, perchè fin dall’inizio i loro sistemi circolatori sono separati.

Occorrono circa 9 mesi affinchè uno zigote si trasformi in un essere umano in grado di vivere all’esterno del corpo della madre.

Durante la gravidanza ovviamente l’embrione e poi il feto subirà tantissimi cambiamenti.

Verso il secondo mese di gravidanza il cuore comincia a battere, alla fine del secondo mese ha tutti gli organi ed apparati, viene chiamato feto. Al sesto mese il feto è interamente formato. Alla fine del nono mese è pronto per nascere.

La fuoriuscita del feto al termine della gravidanza si chiama parto. Si verifica dopo 40 settimane,cioè 9 mesi, contando dal giorno dell’inizio dell’ultima mestruazione. Il parto è preceduto da una fase chiamata travaglio, in cui il collo dell’utero si dilata attraverso le contrazioni, indotte da un ormone, l’ossitocina (prodotto dall’ipofisi). Le forti contrazioni servono sia per la dilatazione, utile per far passare il feto attraverso il collo dell’utero, ma anche per rompere il sacco amniotico e spingere il feto fuori dal corpo della madre. Prima viene espulso il bambino, poi la placenta e il sacco amniotico (secondamento). Il cordone ombelicale viene tagliato al momento della nascita e ciò che vi rimane attaccato cadrà dopo qualche giorno, lasciando una cicatrice che è l’ombelico.

Durante la gravidanza le mammelle della mamma si sviluppano, grazie ad alcuni ormoni, per poter allattare il neonato dopo il parto. Il primo latte che esce dai capezzoli è un liquido biancastro, il colostro, ricco di proteine (anticorpi) che proteggono il neonato, ancora indifeso, dalle infezioni.

La produzione di latte è influenzata dalla prolattina, un ormone prodotto dall’ipofisi, mentre la sua emissione è stimolata dall’ossitocina. La suzione di un neonato induce la produzione di entrambe gli ormoni.

Il latte materno è il miglior nutrimento per il neonato, perchè ricco oltre di nutrimento, ma anche di anticorpi della madre.

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